Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Fabio Paparelli (Casa Riformista)
TERNI – «L’accoltellamento avvenuto l’altra sera a Terni riporta con drammatica evidenza al centro della discussione una domanda che la città non può più eludere: quanto sono sicure le nostre strade e che cosa sta accadendo ai nostri giovani? È una domanda che si intreccia con un altro dato preoccupante: le analisi delle acque reflue hanno collocato Terni ai vertici nazionali per il consumo stimato di eroina. Due fenomeni che non possono essere automaticamente sovrapposti, ma che indicano entrambi la necessità di occuparsi seriamente di sicurezza, disagio e marginalità.
L’Umbria, del resto, è alle prese con una crescente domanda di attenzione verso le nuove generazioni. Nel 2025 i servizi regionali di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza hanno registrato oltre 118 mila accessi e assistito più di 13 mila utenti. Sono numeri che raccontano una realtà nella quale fragilità psicologica, isolamento, dipendenze e difficoltà sociali non possono più essere considerati fenomeni marginali.
È dentro questo quadro che CASA RIFORMISTA -IV intende contestare con forza la politica sulla sicurezza portata avanti dal sindaco Bandecchi.
Da mesi l’amministrazione rivendica assunzioni nella Polizia Locale, telecamere, controlli e interventi sul territorio. Ma la domanda politica è semplice: se la sicurezza è stata una delle principali bandiere di questa amministrazione, perché Terni continua a confrontarsi con episodi di violenza, spaccio, degrado e aree della città che richiedono ancora interventi straordinari?
Il problema non è contare gli agenti o le telecamere. È capire se la città sia realmente presidiata e se esista una strategia capace di prevenire i fenomeni prima che arrivino alla cronaca.
Per Casa Riformista, la risposta data in questi giorni dal sindaco, che torna a collegare il problema della sicurezza alla questione degli extracomunitari e della cittadinanza, è una semplificazione che rischia di spostare il problema invece di affrontarlo. Chi commette un reato deve essere perseguito, indipendentemente dalla nazionalità. Ma la criminalità non ha un’etnia: soprattutto quando parliamo di piccola criminalità, spaccio, vandalismo e violenza giovanile, le cause possono intrecciarsi con povertà, marginalità, disagio familiare, abbandono scolastico e degrado dei quartieri.
È proprio questo il punto che è mancato nella discussione di questi anni: sicurezza e politiche sociali non sono due capitoli separati.
Un quartiere abbandonato, senza servizi, senza spazi per i giovani, senza illuminazione adeguata e senza una presenza istituzionale quotidiana è più esposto al degrado e alla microcriminalità. Allo stesso modo, un ragazzo che vive una situazione di marginalità e non trova un luogo nel quale essere ascoltato rischia più facilmente di entrare in circuiti di dipendenza o illegalità.
Per questo Casa Riformista propone di cambiare metodo. Chiediamo un confronto istituzionale straordinario sulla sicurezza e sul disagio della città, coinvolgendo Comune, Regione, Prefettura, Questura, Forze dell’ordine, Azienda sanitaria, servizi sociali, scuole e associazioni. Un tavolo che non serva semplicemente a commentare l’ultimo episodio di cronaca, ma a costruire un Piano strategico per la sicurezza e la vivibilità dei quartieri. Un piano con una mappatura delle aree più fragili, obiettivi verificabili, risorse e tempi precisi. Più pattugliamenti nei luoghi e negli orari a rischio, ma contemporaneamente educatori di strada, servizi per le dipendenze, sostegno alle famiglie, prevenzione nelle scuole, spazi di aggregazione e interventi contro il degrado urbano. Tutte le istituzioni devono essere parte di questo progetto, per affrontare una questione che riguarda insieme sanità, politiche sociali, sicurezza e giovani.
E soprattutto bisogna smettere di confondere il decoro con la sicurezza. Abbellire i pali della luce con fiori di plastica può forse modificare l’immagine di una strada, ma non risolve il problema di chi quella strada la vive ogni giorno. La sicurezza si misura nella presenza delle istituzioni, nella capacità di prevenire e nella qualità dei quartieri.
Bandecchi ha fatto della sicurezza una delle principali promesse della sua amministrazione. È quindi legittimo chiedere conto dei risultati, non soltanto degli annunci.
Terni non ha bisogno di un nuovo capro espiatorio. Ha bisogno di una strategia. E quella strategia deve tenere insieme sicurezza, politiche sociali, integrazione, giovani e riqualificazione dei quartieri.


