Il campo largo di Terni si è ristretto davanti al notaio

Per sfiduciare Bandecchi si è presentato solo il Cinque Stelle Fiorelli. Il Pd paralizzato dalla lotta Terni-Perugia

CO. MA.

TERNI – Dal notaio, dal notaio! Per sfiduciare il sindaco Stefano Bandecchi. Ma finora lo studio Cirilli di Terni ha certificato solo che il Campo Largo si è diviso. Dal notaio si è presentato il consigliere comunale pentastellato Claudio Fiorelli. Non si sono presentati i 4 consiglieri del Pd. Perché? È in corso una guerra intestina ai Dem. Giocata sull’asse Terni Perugia. Tommaso Bori vuole andare al voto quanto prima. È sicuro che il giovanissimo Raffaele Giuliani sia il candidato giusto per la carica di sindaco di Terni. Bori avrebbe utilizzato i suoi ottimi rapporti con i Cinque Stelle ternani e Fiorelli è corso dal notaio.
Molto più guardingo e timoroso il Pd ternano guidato da Leopoldo Di Girolamo e Pierluigi Spinelli. I Dem di Terni non hanno ancora il loro candidato a sindaco, non sono convinti sul nome del giovanissimo influencer e cercano un nome più solido e conosciuto. Non lo hanno ancora trovato. Ecco perché non hanno fretta di mandare a casa Bandecchi. Preferirebbero che il sindaco finisse di ammazzarsi da solo. Fermo restando che ad oggi 17 firme per mandare a casa Bandecchi non ci sono. Fdi ha tre voti, il gruppo misto 4, il Pd 4. Ma non è detto che i 4 consiglieri che sono usciti recentemente dalla maggioranza di Bandecchi vadano dal notaio. Andrea Sterlini e Marina Severoni ci hanno fatto un pensierino, Andrea Colasanti ha qualche dubbio, Federica Mengaroni ha molti dubbi. Non andrà mai dal notaio Francesco Ferranti che di Bandecchi è vice in provincia. Molto difficilmente andrà dal notaio Valdimiro Orsini che di fatto governa in Provincia con Bandecchi. Per mandare a casa il sindaco servono 17 voti o 17 dimissionari. Al momento sono un sogno delle opposizioni. Certo la mossa di andare dal notaio, voluta dal centrodestra, ha già ottenuto risultati politici: ha spaccato il Campo Largo, ha aperto una guerra intestina al Pd, ha messo alle strette Ferranti e Orsini che ora non sono più due semioppositori ma due semibandecchiani.

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