Terni, la città nella morsa dei cattivi odori: cresce l’esasperazione dei cittadini, ora servono risposte

Le segnalazioni non riguardano più soltanto le zone vicine agli insediamenti industriali, ma interessano tutta la città. Un disagio sempre più diffuso che solleva interrogativi sulla qualità dell’aria. Necessario un chiarimento da parte delle autorità ambientali e delle istituzioni competenti

TERNI – Non più soltanto un problema circoscritto alle aree vicine agli stabilimenti industriali. I cattivi odori che da tempo alimentano il disagio dei residenti sembrano ormai interessare porzioni sempre più estese della città, tanto da far percepire il fenomeno come una questione che riguarda Terni nel suo complesso.
Un odore particolarmente intenso e sgradevole, che torna a farsi sentire e che sta diventando motivo di crescente esasperazione. Il problema, per molti cittadini, non è più soltanto la difficoltà di sopportare le esalazioni, ma la sensazione di trovarsi di fronte a una situazione destinata a ripetersi senza che se ne conoscano con chiarezza le cause e, soprattutto, le possibili soluzioni.
La questione assume oggi una dimensione cittadina. Non si tratta più, almeno nella percezione di chi segnala il fenomeno, di un disagio limitato a singoli quartieri. Ed è proprio questa diffusione a rendere sempre più urgente un approfondimento da parte degli organismi competenti.
Naturalmente, la presenza di odori sgradevoli non consente, da sola, di stabilire l’esistenza di rischi per la salute, così come non permette di attribuirne con certezza l’origine a uno specifico impianto produttivo. Ma proprio per questo appare necessario fare chiarezza attraverso verifiche tecniche e informazioni puntuali.
Il malessere dei cittadini non può essere sottovalutato. La possibilità di vivere gli spazi aperti, tenere le finestre aperte e svolgere le normali attività quotidiane senza essere disturbati da odori persistenti rappresenta un’esigenza legittima, alla quale occorre dare attenzione.
La convivenza tra industria e città è una caratteristica storica di Terni, ma la presenza delle attività produttive non può tradursi nell’accettazione passiva di qualsiasi disagio ambientale. Allo stesso tempo, è fondamentale che ogni valutazione sulle possibili responsabilità sia fondata su elementi oggettivi e riscontri verificabili.
A questo punto appare necessario un intervento chiarificatore di ARPA Umbria, dell’USL Umbria 2 e dell’amministrazione comunale, ciascuno per le proprie competenze. Sarebbe opportuno conoscere gli esiti aggiornati dei controlli sulle emissioni odorigene, le eventuali valutazioni di carattere sanitario e lo stato delle procedure amministrative finalizzate alla mitigazione del fenomeno.
La vicenda, del resto, è già stata oggetto di iniziative istituzionali. Lo scorso 30 settembre i consiglieri comunali Guido Verdecchia e Roberto Pastura hanno chiesto l’acquisizione degli atti di ARPA, USL e Comune, oltre a chiarimenti sul procedimento di revisione dell’Autorizzazione unica ambientale relativo al mangimificio 4Fish. 
Anche alla luce di questi precedenti, sarebbe utile un aggiornamento pubblico che permetta di distinguere ciò che è stato accertato tecnicamente da quanto viene segnalato e percepito dai cittadini.
Non si tratta di individuare responsabilità prima che siano documentate, né di mettere in discussione il ruolo delle attività produttive. Si tratta di comprendere perché, nonostante gli interventi già annunciati e realizzati, il disagio continui a essere segnalato e quali ulteriori misure possano essere adottate.
Perché una città non può abituarsi a convivere con odori percepiti come insopportabili, né i cittadini possono essere lasciati senza risposte chiare su un problema che incide sulla loro quotidianità.

La questione, ormai, non appare più rinviabile. E proprio per evitare allarmismi, polemiche e attribuzioni improprie di responsabilità, è arrivato il momento di fare piena chiarezza.

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