Medici in corsia
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Lotta al Coronavirus, pronti 100 posti di terapia intensiva. Asl, arrivano 15mila mascherine

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Si procede rapidi ad alzare paratie contro l’onda: Pantalla trasformato in Covid19-hospital. Sui numeri pesa (e peserà) il difficile screening sui mille tornati in Umbria nella fuga dalla Lombardia. L’attesa per le misure economiche di Governo ed Europa

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’Umbria nella grande emergenza. Tra attese delle mosse del Governo, quelle dell’Europa e le piccole risorse interne da usare nel migliore dei modi possibili.

L’emergenza coronavirus è prima di tutto una emergenza di posti in Terapia Intensiva, per essere di aiuto alle persone più seriamente colpite e agli anziani in genere. L’Umbria ne aveva fino a ieri 69. Molti di questi utilizzati. Da oggi dispone di 100 postazioni. I pazienti del coronavirus ne stanno già utilizzando 8. Altre se ne stanno studiando sempre che arrivino i respiratori che il commissario Arcuri sta per iniziare a distribuire alle Regioni. E questo allargamento riuscito in tempi rapidi non è uno spot. Permette di alzare la soglia del potenziale allarme, tenendo presente che l’Umbria viene considerata tra le Regioni più severe e rigorose nel richiedere la quarantena fiduciaria a chiunque abbia avuto anche una possibilità minima di infettarsi ed è già in grado di trasformare l’ospedale di Pantalla (con la chiusura del punto nascita) in un Covid19-hospital per ospitare tutti coloro che non hanno bisogno di terapie specifiche. Quindi, per quel che si può di fronte a questa ondata di piena, paratie ben alzate.
Sull’utilizzo dell’ospedale di Branca come punto di riferimento per il trattamento di coloro che hanno invece necessità di cure ospedaliere ci sono resistenze da parte dei sindaci della zona. Ma anche disponibilità a un confronto, per altro indispensabile, per una scelta così impegnativa se i numeri – come tutto fa pensare – dovessero essere ben più elevati degli attuali nelle prossime tre settimane.

Il caso dei mille della Lombardia

E qui va detta una cosa precisa: nel famoso week end con il decreto di chiusura della Lombardia e zone limitrofe in bilico è ragionevole pensare che, insieme alle migliaia di lombardi scesi nel regioni del sud, siano tornati in Umbria non meno di 1000-1200 persone.
In termine di conteggio crudele dei numeri queste mille e passa persone, che hanno deciso di lasciare in fretta e fuga la Lombardia, hanno statisticamente possibilità maggiori di risultare positive al coronavirus rispetto ad altri che dai focolai dall’infezione sono rimasti lontani. E a loro volta possono quindi contagiare. Le autorità sanitarie umbre stanno intercettando e raggiungendo queste persone. Da questo screening si potrà capire qualcosa in più della portata dell’infezione in Umbria. Intanto, ci si sta muovendo sul fronte – in continua emergenza – delle mascherine. Ad un operatore in prima linea, in ospedale, ne possono servire anche 30 in un giorno. Per le Asl umbre ne stanno arrivando a ore altre 15mila. Ma l’Umbria questo può fare, oltre ad andare verso la stabilizzazione di personale sanitario e mettersi sul mercato per assumerne di nuovo.

La situazione economica

Ma dove la coperta è troppo corta è il settore degli interventi economici. La Regione ha preso atto dell’annuncio – però ancora siamo solo un annuncio – dello stanziamento di 25 miliardi da parte del Governo nazionale. Una cifra ben diversa dai 7,5 miliardi di poche ore prima. Ma come verranno spesi, come tecnicamente raggiungeranno i tanti bisogni del Paese e dell’Umbria, nel nostro caso, non è ancora dato sapere. Anche qui si attendono a momenti dei chiarimenti. Ma la doccia fredda arrivata dalla Bce, con i mercati molto delusi dall’atteggiamento di Lagarde, non promette niente di buono.

L’Umbria sta alla finestra e altro non può fare. Mette i suoi 21,9 milioni per la Cassa integrazione per tutti (quando ne serviranno ragionevolmente 10-15 volte tanti). Ha 31 milioni più 10 per le crisi di commercio e turismo, atterrati dal virus, e le più acute delle aziende. Attende una linea di finanziamento che salvi le imprese sapendo che, se tutto va bene, fino a maggio incluso sarà crisi nera. Dai Palazzi regionali l’attesa è per le decisioni dell’Europa ancor più che per quelle di Palazzo Chigi. Si tratta di una crisi speciale, senza precedenti. Non sono tanto i tassi di interesse (già bassi) la questione. Piuttosto si tratta di testare la reale volontà dell’Europa di percorrere quella che sembra la strada maestra per superare il momento terribile. Si chiama ELA, una versione dell’elycopter money americano. Stampare denaro e farlo distribuire alle banche (su garanzie da protrarsi nel tempo) sul modello attuato con la Grecia.

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