Lotta al virus. Svolta in Umbria, la cura di Oxford portata a domicilio

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il test che proverà il prestigioso Ateneo britannico sui medici per bloccare il contagio, da domani parte come protocollo di assistenza ai positivi a casa. Intanto Conte pronto a proporre la riapertura a partire dal 4 maggio. Ma la Tesei vuol far valere gli ottimi numeri della Regione. Una strada preferenziale per le imprese

di Marco Brunacci

PERUGIA – Lotta al virus, dopo tante parole, dopo aver preso atto che gli esperti servono solo a dire state lontani l’uno dall’altro, ma non a indicare una via di uscita (per essere chiari: né oggi, né domani, né a metà maggio né a fine giugno, se non succede qualcosa come il virus che si depotenzia o una cura che lo batte), ecco che allora torna ad essere centrale lo studio clinico, vista la delusione per gli show di tanti epidemiologi e per le trovate (tutto e il contrario di tutto) dei virologi.

Su tutti i siti internazionale si leggeva in queste ore della decisione della prestigiosa università di Oxford di sperimentare, come cura preventiva contro il virus, la idrossiclorochina. Per una volta fa piacere segnalare che qui siamo in pole position. Il direttore generale della sanità umbra, Dario, insieme con i medici di prima linea umbri, gente di valore, non supponenza ma conoscenze validate sul campo, dopo aver messo insieme un protocollo che prevede l’uso di questo farmaco in ospedale in un cocktail interessante, ha deciso di provarlo anche a domicilio per essere vicini alle persone che hanno sintomi meno gravi o comunque non necessitano di una cura ospedaliera.

Trovare una cura, ancora prima di trovare un vaccino, è semplicemente determinante, altri che gli allungamenti di lockdown decisi da Conte, allungamenti, che senza cura, possono durare molti ma molti mesi e servono solo a mantenere uno stato di emergenza infinito che è sanitario ed economico. E a beneficiarne è solo il Governo, non certo i poveri cittadini, condananti all’eterna incertezza del loro futuro. La salute e il lavoro.
E proprio qui è il dibattito intorno alla fine del lockdown. Conte ha già comunicato ai sindacati che non riparte niente fino al 4 maggio. Anche, udite udite, per paura dei ponti, come se non si potesse decidere di onorare, vista la tragedia che ci è toccata, la festa del lavoro magari lavorando.
Comunque: la presidente Tesei, forte degli ultimi dati della lotta al contagio in Umbria, intende far valere il modo in cui è stata affrontata l’emergenza e arginata la diffusione del virus. Vuole che l’Umbria sia in prima fila per la riapertura e ne ha tutti i motivi.

E visto che Conte ha già chiarito che le Regioni conteranno poco o niente, la Tesei si prepara al pressing cui ha dovuto continuamente ricorrere per farsi ascoltare. E intanto definisce le ultime linee guida del suo piano economico. Un solo piano. Non 4 o 5 decreti secondo la strategia dell’emergenza senza fine perseguita da Conte per scongiurare l’avvento di Draghi e durare il più possibile. E intanto immagina una via preferenziale per le imprese umbre. Tornare al lavoro in sicurezza, nella massima sicurezza possibile, è quello che deve succedere in Umbria. E ci si impegnerà per chi vuole – dopo aver garantito ai lavoratori ogni dispositivo di sicurezza – riaprire. Il governatore Zaia qui è stato un apripista: il 60% del Veneto già sta lavorando, ha detto, non c’è lockdown per mancanza di vie di uscita.

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