Residents wearing respiratory mask wait to be given access to shop in a supermarket in small groups of forty people on February 23, 2020 in the small Italian town of Casalpusterlengo, under the shadow of a new coronavirus outbreak, as Italy took drastic containment steps as worldwide fears over the epidemic spiralled. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Le Regioni d’accordo: l’11 riaprono i negozi, il 18 quasi tutto il resto, a seconda delle situazioni territoriali. Conte “apre”, Boccia chiude

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | In Conferenza delle Regioni pieno successo per la linea moderata dell’Umbria, ma il Governo per ora stoppa. «Non si comprende il diniego», dice Tesei. Si andrà allo scontro?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Le Regioni hanno firmato una intesa in conferenza unitaria per dire al Governo che volevano riaprire l’11 al commercio al dettaglio. E dal 18 progetti (parrucchieri, bar, ristoranti, centri estetici) proporzionati al livello della diffusione del virus, secondo il cronoprogramma dell’Umbria.

Un successo per la Regione guidata da Donatella Tesei, che vedeva riconosciuta la sua linea moderata, niente ordinanze autonome, collaborazione costruttiva col Governo.
Sembrava cosa fatta. Il premier Conte aveva detto la sera prima che era pronto ad accettare proposte. E invece il ministro Boccia non ha sentito storie, confermando la sua linea intransigente: prima del 18 non si fa niente, perchè mancano le linee guida e perchè la task force che vive di lockdown ha detto di no. Boccia ha aggiunto però, stavolta, che sentirà il premier Conte sull’argomento “al più presto”.
A questo punto cosa succede? Il Governo resta sulla linea Boccia e non si sposta? E Conte che dice?
Donatella Tesei ieri sera ha detto che “non comprende il diniego” ed è “difficile spiegarlo ai commercianti chiusi da 2 mesi”.
La spiegazione resta sempre quella ai limiti dell’incredibile alla quale facevamo riferimento ieri: il ministro Boccia sostiene che l’Inail non ha stilato le linee guida per la sicurezza. Non ha trovato il tempo perchè aveva altro da fare? Ha cominciato tardi? Gli è stato chiesto all’ultimo momento? O si aspettava che le Task force dei 450 esperti dessero una mano o addirittura scrivessero loro qualcosa e invece sanno ripetere solo: chiudete e tenete chiuso?
Risultato: mancano le linee guida. L’unica cosa che fanno le task force è continuare a dire che bisogna stare tutti chiusi.
Oxford ha distribuito ieri uno studio nel quale dice che, fatto 100 la chiusura totale, l’Italia è arrivata a 94,6. Mentre tutti gli altri Paesi occidentali, pur chiudendo cose, hanno tenuto aperte unità produttive. E quando hanno chiuso lo hanno fatto solo in parte. E anche per un numero di giorni minore. Con la Svezia che si segnala ultima in classifica poco sopra 30. Usa e Germania intorno a 50.

Come si vede le task force ad una cosa sono servite: a chiudere completamente. Senza sapere con esattezza quali vantaggi in più rispetto agli altri Paesi occidentali si sono avuti in termini di salute e sicurezza. Ma con conseguenze sul futuro delle famiglie.
A questo punto cosa succede? Le Regioni fanno retromarcia? Dopo essersi fidati delle “aperture” di Conte, si mettono l’animo in pace e accettano il diktat di Boccia? Oppure ognuno va per sé. E qualcuno sceglie la linea della sfida. E il Governo va al muro contro muro? Conte o Boccia?
Tutto da vedere. Di sicuro il Governo si mostra diviso. Con una linea che fa leva sulla paura ed ha ottenuto risultati già tremendi sul fronte della depressione economica, come attesta Oxford.

#coronavirus #umbria #covid19 #marcobrunacci #polepolitik #riaperture #fase2

Camion e trattore si schiantano: grave un uomo. Coinvolta anche un’auto

Umbria, un accordo per “governare” la fase 2