POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dopo l’accordo saltato giovedì, il ministro alle Chiusure in una inquietante (se non è di un burlone) lettera a Bonaccini spiega che tutti devono aspettare le linee guida dell’Inail. Come mai non ci sono? Aveva altro da fare? E i negozi aperti le linee guida ce le hanno o sono fuorilegge?
di Marco Brunacci
PERUGIA – «Caro presidente, ti sarei grato di voler estendere questo mio invito a tutti i Presidenti di regione (P maiuscola, r minuscola, ndr) e di dare assicurazione che non verranno disposte aperture in assenza dell’individuazione dei predetti protocolli».
I protocolli cui si fa riferimento non sono quelli dei Saggi di Sion, ma quelli delle linee guida dei rischi dell’Inail, ma per essere misteriosi siamo lì: chissà quando verranno svelati, chissà se Regioni, artigiani, commercianti potranno aprire mai gli occhi su di loro.
La lettera potrebbe essere un falso? Magari sì, perché il contenuto è sconcertante. Comunque segnerebbe l’inizio di uno scontro aperto con le Regioni e un’ammissione senza precedenti di come viene gestita in questo momento l’emergenza da parte del Governo. Diviso ed esposto a inquietanti improvvisazioni.
Allora: stiamo parlando di una preziosa missiva firmata da Boccia, comunista senza il Rolex (ha appena querelato un hater per avergli detto – si immagina – che ha il Rolex, non per avergli dato del comunista), e ministro (alle Chiusure di tutto) arrivata da pochissimo sul tavolo del governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini, del suo stesso partito (il Pd) e presidente della Conferenza delle Regioni.
Qualora non sia un abile falso su carta intestata col numero di protocollo, il ministro Boccia scrive a Bonaccini facendo riferimento «alle numerose ordinanze applicative delle disposizioni contenute nel DPCM ecc, recentemente adottate dai presidenti della Regioni», (maiuscolo, ndr).
Dopo aver spiegato che lo Stato comanda e le Regioni «collaborano» – Orban non avrebbe saputo fare di meglio – e che hanno un ruolo «integrativo», afferma: «Ritengo imprenscindibile che dette ordinanze prevedano, espressamente, il rispetto dei protocolli per la sicurezza dei lavoratori che saranno (saranno, al futuro senza limiti e confini, ndr) individuati con apposite linee guida definite dal Comitato tecnico scientifico e dall’Inail, per ciascun comparto di attività».
Bene: se questa lettera non è di un burlone, nascono alcune questioni da far venire i brividi sulla gestione dell’emergenza in questa fase.
Primo: perché l’Inail non ha ancora dettato le linee guida della ripartenza? Aveva altro da fare? Non poteva perdere tutto il tempo con l’emergenza delle emergenze che ha cambiato radicalmente la vita a ognuno di noi ma probabilmente non a loro? Non si poteva fare un po’ di straordinario e lavorare anche di notte visto che ci sono famiglie che rischiano di finire alla fame? Ma come si ragiona: questi qui in fondo sono solo commercianti e artigiani e non meritano gli straordinari? Possono chiudere le loro attività perché l’Inail non ha tempo di fare le linee guida? Fino adesso che cosa hanno fatto? A proposito di rischi: eventuali gesti estremi possono essere imputati all’Inail che non ha trovato il tempo per fare le linee guida?
E ancora. Che numeri servivano per lavorare: quando dice che ci sono 9mila contagi nei posti di lavoro, lo sa il ministro che in realtà non dice nulla: è gente che ha incontro il virus dr Jekyll o quello mr Hyde? E dal momento in cui esistono gli asintomatici che si fa, non si esce mai più di casa in eterno amen? O magari si tengono aperte le metropolitane e i bus perché servono punto e stop e le linee guida dei rischi vanno a farsi benedire non essendoci chi controlla? Ma forse il Governo o solo Boccia o il burlone che ha scritto la lettera ce l’ha solo contro artigiani e commercianti.
Secondo. Il dubbio atroce: esistono le linee guida Inail per i supermercati che non hanno mai chiuso o per i negozi per bambini o librerie o cartolerie che sono aperti da giorni? Perché se non esistessero dovrebbero chiudere tutti domani, sperando che nessuno li denunci. Sì, perché chiunque affermi di aver preso il Covid dentro il supermercato o dentro il negozio per bambini potrebbe adire vie legali e chiedere il risarcimento e scatterebbero anche provvedimenti penali nei confronti dei responsabili e dei proprietari. Il Governo vuole questo?
Ma forse questa è la lettera di un burlone. Fatto sta che tra i presidenti di Regione ce chi l’ha presa molto sul serio. E promette (l’Umbria) da oggi battaglia. Non si possono far morire settori strategici dell’economia di mercato, mettere le basi per una crisi senza precedenti dal quale nessuno sa come uscire, perché l’Inail non ha avuto tempo di lavorarci su e il ministro Boccia (o il burlone che scrive al posto suo) vuole tenerci chiusi in casa il più possibile contro il parere del migliore (ranking mondiale) virologo italiano (Giuseppe Remuzzi) che il Governo si guarda bene dal sentire, e mostra un disprezzo profondo per i settori dell’artigianato e del commercio.
Ma il ministro o il burlone, però, hanno sicuramente chiarito cosa è successo giovedì scorso quando Bonaccini ha ottenuto un eccellente mediazione con i presidenti delle Regioni e attendeva solo un sì da parte del Governo per andare alla ripartenza di negozi e bar. Conte aveva passato le 48 ore precedenti a mostrare la sua apertura. Boccia e gli eroi delle task force che hanno un lavoro oggi ben retribuito e tante attenzioni dalla Tv finché dura l’emergenza, vogliono solo tener chiuso costi quel che costi. In termini di ricchezza, di drammi familiari, di futuro del Paese.
Non resta che ricordare al ministro (o al burlone) che l’Università di Oxford ha mostrato come l’Italia avesse il record mondiale assoluto del lockdown per intensità e durata. Le morti sono state ugualmente tante, il disastro economico di sicuro sarà peggiore rispetto a tutti gli altri Paesi dell’Occidente. Ma se l’Inail e le task force non hanno avuto tempo, non avuto tempo, no? E i negozi restano chiusi finché il tempo non lo trovano. A meno che le Regioni (Umbria in testa) non riescano a farsi sentire sul, serio, stavolta.
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