Recovery fund, Tesei sfida il Governo: «Date a noi i soldi, sappiamo spenderli nell’interesse dei cittadini». E Bonaccini è d’accordo

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dibattito al Cortile dei gentili, ad Assisi, tra i due governatori. L’Umbria reclama i 700 milioni e poi: «Il Centro Italia può diventare il cantiere d’Europa». «Autonomia per le Regioni, non facciamo come con gli insegnanti che è scandaloso»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Lasciate stare se sta simpatica o no, guardate i fatti, ascoltate i dibattiti che val la pena ascoltare come quello al Cortile dei Gentili ad Assisi, tra lei e il governatore dell’Emilia Romagna, diverso colore, stessa tempra, Bonaccini.

Donatella Tesei ha deciso di accettare una sfida, delicata, con profili che non se non sono epocali, poco ci manca. Epocali almeno per la storia recente delle Regioni d’Italia, che sentono la responsabilità di “scaricare a terra”, secondo l’espressione anche stavolta usata da Tesei come pure da Bonaccini, i benefici derivanti dai soldi che arriveranno dall’Europa.
Di Recovery fund si è parlato molto ad Assisi, ma molto di futuro legato alla possibilità di ripartire dopo la grave crisi da Covid. E su molte cose Tesei (Lega) e Bonaccini (Pd) sono d’accordo ma una su tutte: solo le Regioni sono capaci di spendere bene e con criterio, portando le risorse dove servono, secondo i bisogni della gente e aiutando il Paese a ripartire.
Tesei è più sovranista? Forse sì, ma basta con le parole amuleto e attenzione ai significati: dice la Governatrice dell’Umbria – come aveva fatto il giorno prima nell’intervista a Tefchannel,- che le Regioni vogliono essere protagoniste non attuatrici di decisioni prese altrove. E Bonaccini? Stessa identica linea.
Dice: ma sui sovranisti Tesei ha affermato che è stata l’Europa a cambiare quando è stato fatto presente ogni stato nazionale doveva mantenere la sovranità su come usare il denaro. E lo stesso Mario Draghi ha parlato di giuste tesi dei partiti europei di ispirazione più sovranista sovranista che sono state accettate.
Bonaccini non cade certo nella trappola e schizza il sovranismo, ma alla fine quale è il risultato?

Sia Tesei che Bonaccini vogliono esser loro a spendere i soldi dell’Europa affermando che sono in grado di farlo bene e di certo molto meglio del Governo nazionale. E magari ci fossero anche i soldi del Mes (vero, miss Tesei?).
Certo, Tesei è molto più esplicita su alcuni temi: inchioda il Governo centralista (ma lo farebbe volentieri anche Bonaccini) e molto più esplicita per la sua Umbria: «Vogliamo progettare e avere le risorse per i progetti nostri, vogliamo avere i fondi destinati a noi divisi con il criterio con il quale vengono divisi i fondi europei». Per essere chiari: significa che l’Umbria può avere fino a 700 milioni da gestire, invece di 200 poco più se si attuasse il criterio della distribuzione dei fondi secondo il Pil interno regionale.
Tesei non si limita a questo: la legnata più pesante sul Governo arriva sul rischio che il Recovery fund diventa un noioso libro dei sogni sul perverso modello scelto finora per la Ricostruzione post terremoto. Pratiche infinite, fondi stanziati ma impossibilità a spenderli, incapacità di venir incontro alle esigenze legittime dei cittadini. Motivo? Burocrazia tentacolare, ma anche un codice degli appalti che è diventato un ostacolo insormontabile. Tesei picchia duro: «Va sospeso il Codice degli appalti per poter agire rapidamente nell’interesse dei cittadini».
Questo certo Bonaccini non lo può dire, ma attenti ecco che anche lui picchia: «Pretendo che le Regioni abbiano una autonomia differenziata». E spiega subito che quello che è appena successo con gli insegnanti nelle scuole «è scandaloso».
Si capisce ora bene quale è la partita: se le Regioni riescono ad avere un loro spazio, cambia il Paese, gli interessi rappresentati si moltiplicano, le visioni si differenziano. Ci sono, come ovvio, dei rischi ma questa cosa si chiama democrazia.

E Tesei e Bonaccini (i più amati, secondo gli ultimi rilevamenti, dai loro concittadini nei rispettivi schieramenti, naturalmente dietro il gran sultano del Veneto, Zaia) capiscono che il momento è delicato, ci si gioca il futuro.
Bonaccini lo dice così: «Col Recovery fund siamo chiamati a cambiare il Paese con poche ma strategiche opere con una prospettiva di 30 anni». Tesei invece: «Col Recovery, se usato nel modo corretto non con progetti alla rinfusa come tanti di quelli buttati là dal Governo nazionale, il Centro Italia, con l’Umbria protagonista, può diventare il primo fondamentale cantiere d’Europa».
Sarà solo un dibattito sui massimi sistemi? Forse, ma se riescono a “scaricare a terra” qualche buona idea potrebbe davvero essere che qualcosa stavolta davvero cambia nella vita della gente.

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