POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La proposta inviata a Zingaretti e agli altri tre candidati. E De Rebotti scrive una filastrocca “in rima rodariana” per polemizzare con la viceministra Ascani, sospettata di aver snobbato una riunione del partito sulla scuola. Ma poi cancella tutto da Facebook
di Marco Brunacci
PERUGIA – Che bellezza le liti dentro il Pd. Sono tornate, quasi pari a quelle di un tempo: scoppiettanti, scenografiche, a tasso elevato di veleni, ma così piene di vitalità. Ne deve fare di strada la Lega per imparare a litigare come il Pd.
La notizia è quella della lettera di Presciutti, ma l’ouverture se la merita De Rebotti, l’altro candidato (con Presciutti stesso e Bori e Torrini) alla segreteria regionale dell’ex gigante rosso che tutti decideva nell’Umbria fino a un momento fa. Il sindaco di Narni annota su Facebook che la viceministra dell’Istruzione Anna Ascani, ex pasionaria di Renzi quando correva per imperatore e oggi un po’ a sorpresa supporter di Bori nella corsa alla leadership umbra del partito, non aveva trovato il tempo per partecipare a una riunione del Pd umbro sulla scuola alla quale aveva dato solennemente la sua adesione. E sottolinea la defezione della Ascani con una lettera niente meno che “in rima”, ma non solo in rima pure “in rima rodariana”, affettuosamente al curaro, con gli effetti lievi come può averli la bomba di un B52. Il richiamo a Gianni Rodari da solo vale il viaggio per andarla a vedere. Rodari, nel secolo scorso, è stato l’onore e vanto di ogni sinistra popolare per decenni, il profeta della formazione e dell’educazione del mondo nuovo, leggerlo era come essere accolti nell’inner circle dell’intellighenzia progressista. Citarlo oggi, anno 2020, equivale a chiedere: “Ma la viceministra Pd della scuola lo sa chi è Rodari?”.
A De Rebotti il colpo è riuscito così bene che deve essersene pentito, perchè lui è un credente militante, anima e cuore, e impallinare in questo modo delizioso la “compagna” Ascani deve essergli sembrato eccessivo. Risultato: se volete potete consultare l’incipit e il titolo del piccolo capolavoro politico-letterario, ma il testo non c’è più. Cancellato da Facebook. I fortunati che lo hanno potuto consultare non hanno avuto il tempo per impararlo a memoria e tramandarlo ai posteri. Magari ricomparirà in un samiszdat più avanti, riemergendo dall’oblio del web. Sarebbe bello.
Pronti ora per Presciutti. Il sindaco di Gualdo, provenienza dal sindacato, è uno tosto, Pd fino al midollo, sempre che il Pd non siano invece i Ds sotto mentite spoglie, ma paga lo scotto per questa sua fama di irregolare, un po’ “cavallo pazzo”. Eppure scrive un lettera lunga una quaresima, e però piena di moderazione e di buon senso. Con proposte assennate e che hanno anche un merito non secondario: dare una via di uscita dignitosa e non di stampo stalinista all’eventualità che, tra un dpcm e l’altro, il premier rossogiallo Conte non finisca per vietare congressi e convegni e riunioni affollate in generale.
Annotate quello che dice Presciutti da Gualdo, saggiamente, nella sua lettera aperta a Zingaretti in persona, a Cuppi – presidente dell’assemblea nazionale – e ai candidati alla segreteria regionale, Bori incluso.
“Siamo in piena pandemia, dobbiamo dare un segnale di responsabilità: come possiamo solo pensare di convocare le assemblee dei nostri circoli?”. Piuttosto: “Utilizziamo questo tempo per completare il tesseramento 2020 con termine tassativo entro il 3 dicembre 2020, senza ulteriori deroghe, questo sì che sarebbe un segnale di grande apertura e forte condivisione, che consentirebbe a tanti circoli di portare il proprio contributo al congresso senza che lo stesso si trasformi in uno sterile ed inutile votificio”.
Quindi, il passo successivo: “Individuiamo insieme nuove date per la celebrazione di tutte quelle istanze congressuali fin da subito, da tenersi entro non oltre il 20 febbraio 2021, quando – speriamo – la situazione epidemiologica sia maggiormente sotto controllo”.
Per amor di glasnost: “Dal primo gennaio del 2021 la nuova anagrafe degli iscritti dovrà essere pubblicata on line sul sito del Pd dell’Umbria, in modo da dare le stesse opportunità di partecipazione attiva a ogni singolo iscritto che volesse impegnarsi nel congresso”.
Ma come: Presciutti vuol tenere ancora per mesi il tallone del commissario Verini sul collo del partito umbro? E no, c’è una soluzione: “In questa fase venga di comune accordo individuato un Garante esterno, non umbro,che gestisca per i prossimi tre mesi il partito e controlli insieme alla commissione per il congresso e alla commissione regionale di garanzia l’ultimazione del tesseramento 2020 e tutte le fasi successive che porteranno all’elezione della nuova assemblea regionale e del nuovo segretario”.
Va da sè che questa proposta prende le mosse dal fatto che pendono sul capo del candidato superfavorito Bori le eccezioni procedurali da parte di Presciutti e di De Rebotti per violazioni delle norme del regolamento congressuale. Eccezioni di sicuro fondate, che espongono Bori, qualora vincesse andando avanti in questa prova elettorale, a una serie di ricorsi, diventando così un segretario sub judice.
Perchè è sempre più chiaro che il diavolo del Pd fa dei gran bei coperchi ma dimentica le pentole: il regolamento congressuale che sembrava calato a pennello su Bori come un vestito di sartoria si è mostrato il suo peggior nemico.
Il lodo Presciutti potrebbe essere per tutti una serena via d’uscita. Il vincitore di una bagarre congressuale come questa alla fine che fa: grida “vae victis” e prosegue per la sua strada qualunque siano le lacerazioni create? Può reggere un partito già tanto malridotto a un congresso terremotato dai sospetti e dai ricorsi?
Presciutti ha chiesto a tutti gli intestatari della missiva una risposta in tempi brevi. Presto si saprà.
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