POLE POLITIK | Dai medici agli infermieri agli amministrativi: il piano Azienda per Azienda. Tutto in tre anni se il Governo del cambiamento non metterà ostacoli
di Marco Brunacci
UMBRIA – Da qui al 2020, 1800 assunzioni in sanità. Per raggiungere il numero complessivo bisogna però fare uno slalom tra norme burocratiche, piante organiche, disposizioni regionali da recepire, piani di Azienda, risorse da sbloccare. Un percorso rompicapo ma il finale è chiarissimo. E stavolta è proprio difficile che da qui si torni indietro.
Come va ripetendo da mesi l’assessore regionale Luca Barberini, la sanità umbra – che per altro ha i conti in regola, su molto altro si può discutere ma non su questo – ha necessità di avere un maggior numero di persone specializzate in vari settori, con autentiche emergenze, come nella anestesiologia o la pediatria per i medici, o come certe falle da colmare nel settore infermieristico.
Nuove assunzioni significa cura, la prima cura vera, per la febbre da liste di attesa. Più disponibilità di medici, un uso più oculato dei mezzi, un’attenzione maggiore a “spalmare” nel corso della giornata i turni ed ecco che si fa il salto di qualità in quella che viene considerata l’emergenza primaria della sanità di tutta Italia. Va da sè che chi vuole l’esame da parte di un medico specifico e solo da quel medico, potrà averlo ancora ragionevolmente in intramoenia o attendendo i tempi necessari (magari anche lunghi), ma certo quelli non riducibili.
Per il resto è l’assessore Barberini a spiegare che la Giunta, su sua indicazione, ha partorito i Piani triennali del fabbisogno di personale 2018-2020 definiti dalle quattro Aziende sanitarie regionali, che prevedono un totale di circa 12.800 unità. «Una stima che – spiega Barberini – è stata effettuata includendo anche la copertura del turn over, con l’obiettivo di assumere, alla fine del triennio, un totale di circa 1.800 persone fra medici, infermieri, operatori sociosanitari, figure tecniche e amministrative».
E ancora: «In particolare – ha spiegato Luca Barberini – il fabbisogno individuato dalla Usl Umbria 1 ammonta a 3.963 persone e quello della Usl Umbria 2 a 4.141, mentre per quanto riguarda l’Azienda ospedaliera di Perugia e quella di Terni è rispettivamente di 2.856 e 1.850 unità, considerando soltanto le figure ospedaliere e non quelle universitarie. In questo quadro, in coerenza con la programmazione regionale e nel rispetto del tetto di spesa e del pareggio di bilancio, le quattro Aziende hanno stimato la necessità di effettuare circa 1.800 assunzioni, da qui al 2020, fra turn over e nuove unità. Nel 2018 le procedure per la copertura di diversi posti sono già state effettuate o sono in corso di definizione. Si stima invece che nel 2019 le assunzioni possano essere 723, mentre nel 2020 circa 330».
«La definizione dei Piani triennali del fabbisogno di personale 2018-2020 – ha continuato l’assessore – consente alle Aziende sanitarie regionali di effettuare una programmazione di medio periodo e di assicurare alla sanità umbra ulteriori risorse umane e professionali per rispondere meglio ai nuovi bisogni di salute dei cittadini e contribuire anche così all’abbattimento delle liste di attesa. In questo quadro, va tenuto conto che nel nostro Paese sussiste un vincolo di spesa normativo fermo a quindici anni fa, che ci impone di non superare il costo del personale dipendente sostenuto nel 2004. Un tetto che finisce per penalizzare proprio le Regioni più virtuose come l’Umbria che, seppure abbia i conti in ordine e necessiti di più operatori in sanità, non può assumere come vorrebbe».
Fin qui le spiegazioni e le prospettive ragionevoli. Resta l’imponderabile che sta tutto nel rapporto con un Governo che la mattina scuce la tela che tesse di notte e viceversa.
Barberini qui può fare solo questo: lanciare un appello al Governo del presunto cambiamento affinché «sblocchi questa norma che pone un vincolo assurdo e anacronistico, metta a disposizione più risorse per il Fondo sanitario nazionale e aumenti le borse di specializzazione per incrementare il numero dei medici, che mancano in tutta Italia: solo così, a fronte dell’aumento dei bisogni di salute dei cittadini, si potrà continuare a garantire prestazioni sanitarie di qualità e a mantenere il buon livello raggiunto in questi quarant’anni dal Servizio sanitario».
Ma con una Finanziaria che è come la Stele di Rosetta, se ne conosce il contenuto solo perché qualcuno dice di averla letta e interpretata, il rischio resta alto. Si può contare sull’impegno personale dell’assessore Barberini e quello della Giunta dell’Umbria. Ma da qui – come si diceva – è proprio difficile tornare indietro. Quindi iniziare a preparare i curriculum.


