FOTO | L’omaggio nell’Istituto per sovrintendenti che porta il nome della Medaglia d’oro originario di Massa Martana
SPOLETO (Perugia) – Si è svolta all’interno dell’Istituto per sovrintendenti della polizia di Stato “Rolando Lanari” la XXXII cerimonia di commemorazione della Medaglia d’oro al Valor civile assistente della polizia di Stato Rolando Lanari, ucciso (insieme all’assistente Giuseppe Scravaglieri) nell’agguato terroristico avvenuto il 14 febbraio 1987 a Roma in via Prati di Papa, alla cui memoria è intitolata la stessa struttura.
La cerimonia ha avuto inizio con la deposizione di una corona al monumento a lui dedicato da parte del direttore dell’Istituto, il primo dirigente Maria Teresa Panone, nonché dell’arcivescovo di Spoleto-Norcia, del prefetto, del questore di Perugia e del sindaco di Massa Martana, alla presenza di Eugenia Vergari Lanari, madre della Medaglia d’oro, oltre alla partecipazione delle autorità militari e civili cittadine, di una delegazione delle varie Sezioni A.N.P.S. dell’Umbria, di uno schieramento composto dal personale del quadro permanente. Per questa occasione altresì, è stato rivolto l’invito a partecipare a due scolaresche del comune di Massa Martana, luogo di nascita di Lanari.
La cerimonia è proseguita con la messa in suffragio celebrata nella cappella dell’Istituto e officiata da monsignor Renato Boccardo, insieme al cappellano militare regionale e al cappellano dell’Istituto don Mirco Boschi.
Gli ospiti si sono poi recati nell’auditorium, dove, alla presenza degli studenti di istituti superiori cittadini, si è svolto un toccante momento di «testimonianze e ricordi». L’evento ha avuto inizio con il saluto del direttore, del prefetto di Perugia Claudio Sgaraglia e con un intervento del questore Giuseppe Bisogno che ha tratteggiato la figura e la storia della Medaglia d’oro. Al termine, è stato trasmesso un filmato che ha ripercorso le fasi del tragico evento del 14 febbraio 1987, anche con la visione della lettera di una giovane, oggi vice ispettore, che rivolgendosi al capo della polizia, ha espresso il suo cordoglio e la sua rabbia per la morte dei due giovani agenti, sottolineando l’esempio e la fonte d’ispirazione per una futura speranza di indossare la divisa della polizia di Stato.
Particolare commozione hanno destato per l’intera platea, le testimonianze che si sono succedute, come momento pregnante della manifestazione, di Gaetano Bruno, ispettore in quiescenza, e di suo figlio Roberto, vice ispettore della polizia, che hanno raccontato la coincidenza e le conseguenze di una tragica casualità: il giorno dell’agguato, Bruno avrebbe dovuto effettuare l’itinerario di scorta al furgone postale al posto di Rolando Lanari se non si fossero accordati per un cambio itinerario e l’impatto che tale evento ha avuto sul figliolo, allora bambino, circa la scelta della sua futura attività professionale.
Altra testimonianza particolarmente sentita è stata quella del vice ispettore Mina Cennamo, all’epoca sedicenne, che quel 14 febbraio 1987, essendo nelle immediate vicinanze della zona dell’agguato, si era avvicinata all’area trovandosi di fronte una scena che porta ancora dentro di sé e che, all’epoca, le fece aumentare la passione per il lavoro del poliziotto, coronata sei anni dopo.
Si è trattato di momenti certamente di grande commozione con alto impatto sui giovani presenti che hanno potuto conoscere con esperienze di “prima mano” l’importanza di esempi quali punti di sicuro riferimento, della famiglia “Polizia di Stato”.
La suddetta cerimonia ha dato seguito a quanto lo scorso anno era stato realizzato, sempre nell’ambito dell’anniversario dell’eccidio, con il rendere note le lettere scritte da coloro che quest’anno hanno portato con la presenza, la loro forte testimonianza.


