Primarie, i Ds si riprendono il Pd anche in Umbria

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Zingaretti alla grande anche nella regione meno entusiasta. Merito di una campagna parallela, all’ombra dei vecchi leader diessini, come già segnalato nel voto dei circoli, e facendo risuonare le sirene del ritorno all’antico per azzerare l’esperienza Renzi

di Marco Brunacci

PERUGIA – Non per fare gli indovini, ma il trend è confermato in Umbria e la macroanalisi si può fare fin da subito non tanto sui risultati quanto su chi è andato a votare.

La voglia di grandeur di sinistra del passato si è mostrata per intero in questa tornata di primarie, dopo aver fatto già sentire il suo vento chiaro e forte nelle candidature della sinistra al Comune di Perugia. Ma ben prima di sapere il risultato finale (scriviamo che sono le 20,30 di domenica) e avendo pochi dati a disposizione ma molti flash su chi si è recato ai gazebo, il risultato è fin troppo chiaro: i Ds si sono ripresi il Pd. Anche in Umbria.
Un piccolo esercito di delusi dei tempi di Renzi, che ne vuole cancellare anche la memoria, hanno messo nell’urna, come si faceva quando si votava per escludere qualcuno. Ed è stata palla nera per bocciare quest’ultimo tratto di percorso della filiera che parte dal Pci.
Un voto nostalgico? Tutto lo fa pensare. L’età media dei votanti potrebbe essere interessante. Ma anche chi si è mosso per mettere in piedi uno schieramento aveva, nella stragrande maggioranza dei casi, i piedi ben piantati nei vecchi Ds.
In Umbria, il neosegretario Bocci ha fatto di tutto per tenere il suo Pd fuori dalla canizza elettorale perché naso per capire come tira il vento ce l’ha eccome.
Ma il risultato c’è ed è netto: anche in Umbria (lo diciamo alle 20,30 di domenica) potrebbe essere il 55% – ma forse anche più – per Zingaretti. E l’Umbria potrebbe essere la meno zingarettiana tra le regioni.

Avevamo segnalato che un grande vecchio come Maria Rita Lorenzetti lavorava per Zingaretti, mentre tanti piccoli e grandi big del passato Ds del partito si erano spesi, cercando di non farsi troppo notare. Lavoro duro, su una linea precisa: cancellare l’esperienza Renzi, fare macchina indietro e ricominciare da dove eravamo. Cioè? Un Pci senza la pesante eredità delle esperienze traumatiche del socialismo reale.
In Umbria un pezzo di Pd-Ds (la presidente Marini, che è stata molto corretta nell’appoggiare fino alla fine Martina) si è mosso controcorrente. Ma inutilmente.
Ora è chiaro che tutti i “giuro e spergiuro” dei dibattiti televisivi andranno a ramengo in poche settimane. Avevamo segnalato come si erano mossi in favore di Zingaretti già nel voto dei circoli. Con un unico scopo: far risuonare le allettanti sirene del rassicurante vecchio porto della sinistra ex comunista, senza però destare sospetti. Con un guaio per gli zingarettiani: rifare i Ds, magari riprendendosi quel pezzo di voti della più velleitaria sinistra che erano andati in direzione dei Cinquestelle, e che ora vogliono rapidamente tornare per non restare sotto le macerie dei fallimenti e dell’improvvisazione pentastellata, non è facile. Renzi ha dalla sua la maggioranza dei gruppi parlamentari o comunque uno zoccolo duro che può essere usato da dissuasore. Nelle istituzioni, anche umbre, bisogna fare i conti con chi non se la sente di fare finta che il calendario si è fermato all’anno del Signore 2000.
Ma soprattutto il problema è questo: quando si manovra approfittando delle ombre, si possono aggregare consensi che non si ottengono invece quando si dice con chiarezza quale è la direzione che si intende prendere. Per questo le primarie del Pd forse non saranno così determinanti, almeno per i prossimi mesi. Di sicuro però il Pd da subito diventa protagonista della trasmissione “Indietro tutta”. E però, quando questo sarà chiaro e ci vorrà del tempo, inizieranno anche i guai. Magari Renzi ha ancora nel cassetto un dossier sulla scissione. Hai visto mai?

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