«Disoccupazione, serve una svolta. No alle scelte di Lega e M5S in Italia e del Pd in Umbria»

Stefano Vinti (Umbrialeft): «Serve svolta radicale. Rilancio degli investimenti pubblici e valorizzazione del lavoro per uscire dal declino»

PERUGIA – L’ex assessore regionale Stefano Vinti analizza i dati forniti dall’Osservatorio dell’Inps relativi all’aumento, in Umbria e in Italia, della Cassa integrazione nel periodo gennaio-maggio 2019, criticando le scelte di politica economica compiute sia a livello nazionale che regionale.

«In Italia l’aumento della Cassa integrazione – ha commentato l’esponente dell’associazione culturale UmbriaLeft – è stato pari all’11,42 per cento, equivalente a 116 milioni di ore lavorative; in Umbria l’aumento è molto più marcato (+21,32 %), per un totale di 2.588.837 ore lavorative. Un dato negativo nella nostra regione confermato dalla crescita delle domande di disoccupazione (Naspi) che, nel periodo gennaio-aprile 2019, si sono attestate a ben 7.245». «Il rapporto Cassa integrazione e crisi aziendali – continua Stefano Vinti – è diretto e in molti casi è l’anticamera dello spettro del licenziamento. In Umbria, come in Italia, siamo di fronte a un peggioramento del ciclo economico e delle attività industriali, c’è un grave deficit di crescita e cala la produzione industriale. Un dato molto negativo, che non può che farci interrogare sulle scelte di politica economica fatte e sulle ‘non scelte di politica industriale’ compiute a livello nazionale da M5S e Lega e in Umbria dal Pd».

Vinti auspica una svolta radicale basata innanzitutto «sul rilancio degli investimenti pubblici e la valorizzazione del lavoro, affinché l’Umbria esca da un grave declino che purtroppo sembra perdurare, al di là delle sparate propagandistiche. Occorre riprendere l’iniziativa sociale e politica – conclude l’ex assessore regionale –, per pretendere nella nostra regione una politica economica e sociale che favorisca una crescita che salvaguardi e ripristini i diritti del lavoro, sia compatibile con l’ambiente e, quindi, alternativa alle politiche liberiste e di austerità».

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