POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Elezioni regionali del 27 ottobre. Il “segreto” che tutti sapevano svelato da Di Maio. Il Pd sceglie il “modello romano» per non perdere l’Umbria e i numeri in teoria tornano equilibrati. Ma Salvini: «Sono disperati»
di Marco Brunacci
PERUGIA – Verso le elezioni regionali in Umbria. Per dirla tutta l’unico dubbio, ormai da una decina di giorni, era questo: attraverso quale esternazione Luigi Di Maio avrebbe fatto sapere che i Cinquestelle si sarebbero alleati con il Pd attraverso l’escamotage delle liste civiche.
In verità era arrivata già l’esternazione, che era di per sé una garanzia, dell’alto esponente M5s Di Stefano che escludeva (giuro e spergiuro) ogni alleanza col Pd, lo stesso Di Stefano che a livello nazionale aveva escluso un governo giallorosso. Ma annunciare l’alleanza attraverso una lettera a un quotidiano locale – con tutti i tortuosi distinguo che verranno spiegati da chi farà campagna elettorale giallorossa in Umbria agli elettori, ma sui quali è qui inutile soffermarsi – è stata l’unica sorpresa.
Ora la proposta del centrosinistra è finalmente definitiva, dopo giorni e giorni di uggioso tira e molla. Anche Bacchetta e i socialisti, a questo punto, diventano ininfluenti e il sindaco di Città di Castello e presidente della Provincia di Perugia da enigmatico mister Tentenna diventa solo uno tra gli altri della vasta comitiva. Se si aggiunge alla carovana del candidato presidente Fora accetta il progetto che diceva essere indigeribile e si gioca la sua credibilità senza possibilità alcuna di ritrovarla, Se invece insiste con lo strappo salva un briciolo di coerenza ma la coerenza in questo momento è il bene più deperibile che ci sia in circolazione. Dipenderà dalla magnanimità del commissario regionale del Pd Verini se riconoscergli un ruolo, e magari trovargli qualche posto, o lasciarlo ai margini.
Dalla decisione resa nota da Di Maio si avvantaggia la linearità dello scontro politico per la presidenza della Regione Umbria: nuovo polo giallorosso contro centrodestra storico a trazione leghista, con l’alternativa civica di Claudio Ricci e quella di sinistra di Rossano Rubicondi.
Il parere nazionale di Matteo Salvini sull’alleanza di Pd e M5s anche in Umbria è stato lapidario: «Sono disperati», ha detto, mentre l’unica a livello locale a commentare a caldo è stata la senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena, che invita le liste civiche «quelle vere» a non «abboccare all’amo». E questo per evitare di «fare la foglia di fico» della sinistra e della «stessa maggioranza di sempre», per «poi venire masticate e digerite senza troppi complimenti». Per un finale a toni alti: «L’Umbria – dice – è chiamata al voto per risorgere, per ritrovare se stessa, per coltivare e realizzare i propri sogni. Non facciamoci ingannare».
Il centrosinistra ha quindi scelto di competere in Umbria con un modello costruito a Roma. L’avversario è Salvini (quello di ieri era Berlusconi e chi sa quale sarà il prossimo) e contro di lui si combatte con tutte le forze. Questo modello ha dei vantaggi e dei limiti. Il vantaggio: avere un nemico comune fornisce un senso all’alleanza tra diversi e tra nemici di ieri. Il castrum, l’accampamento comune, è in pericolo, superiamo le divisioni e buttiamo il cuore oltre l’ostacolo. Il limite nazionale: quando qualche elettore, del Pd, che è per l’accoglienza e l’immigrazione e contro gli eccessi dell’uso delle armi per la sicurezza, obietterà che la maggioranza giallorossa è nata dopo un tweet di appoggio anche del presidente Usa Trump, che si è sempre presentato come il campione della sicurezza interna e promotore di una politica restrittiva sull’immigrazione, cosa risponderanno? Il limite locale: a qualche potenziale elettore del Pd, che sosterrà che quello scelto per l’Umbria è un modello calato dall’alto, prendere o lasciare, senza un progetto costruito «cominciando dalle fondamenta» ma piuttosto «partendo dal tetto» (parole e musica del sindaco Pd di Gualdo Tadino, Presciutti, di 3 settimane fa), come lo convinceranno?
Questo qui è comunque lo stato dell’arte. In teoria la sfida torna a essere equilibrata. Ma chi lo sa come reagiranno gli umbri. Magari potranno essere più interessati ai problemi propri (su tutti una economia ferma e una conseguente offerta di lavoro scadente e mal retribuito) piuttosto che a fermare Salvini. Oppure risponderanno alla chiamata alle armi del nuovo centrosinistra contro il nuovo barbaro segnalato alle porte. Si vota il 27 ottobre. Il 28 si saprà.


