Asilo nido
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Misure anti Coronavirus, azienda tifernate ai dipendenti: «Portate qui i vostri figli»

Scuole chiuse, genitori alle prese con la domanda delle domande: «A chi lascio mio figlio mentre sono a lavoro?»

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Scuole chiuse, di punto in bianco, con l’intenzione di limitare il diffondersi del virus. Ma scuole chiuse di punto in bianco, anche, con buona pace di tanti genitori che da un giorno si sono trovati ad affrontare la domanda: «Ora a chi lascio il bambino mentre sono a lavoro?». Per molti la risposta è stata semplice: i nonni. Per altri: amici. Per altri ancora: chissà. Il problema, per alcuni, è che la risposta non l’hanno trovata, e questa mattina hanno dovuto comunicare in azienda: «Non vengo, non so a chi lasciare mio figlio».

Così, mentre il governo cerca soluzioni al problema («Stiamo lavorando per introdurre la norma che consente a uno dei genitori di assentarsi dal lavoro per accudire i figli durante il periodo di chiusura delle scuole nel primo provvedimento utile», ha dichiarato proprio oggi la viceministro all’Economia, Castelli), c’è chi propone una soluzione tampone, mostrando una certa sensibilità sull’argomento e se non altro vicinanza ai propri dipendenti.

È il gruppo Dinamo di Città di Castello, che «a seguito della situazione emergenziale causata dal Covid-19, con la conseguente ordinanza che interrompe il servizio scolastico», si legge in una nota, ha deciso di istituire «a partire da lunedì 9 marzo fino alla riapertura delle scuole, il programma ‘Dinamo for kids’, grazie al quale tutti i dipendenti potranno portare con sé i propri figli nel luogo di lavoro». Come a dire: portateli qui, a loro pensiamo noi.

«Vogliamo essere vicini ai nostri collaboratori e alle loro famiglie – ha dichiarato il Ceo del gruppo Livio Rotini – mettendo a disposizione assistenza e intrattenimento ai piccoli della famiglia Dinamo, organizzando laboratori artistico-educativi e attività ludico-ricreative. Dinamo vuole ribadire la sua responsabilità sociale e si mette a disposizione per offrire un servizio utile alle donne e agli uomini che ogni giorno danno vita alla nostra realtà, rafforzando il proprio welfare aziendale, in un momento così delicato per il nostro Paese».

Certo. C’è da valutare se provvedimenti come questo siano realmente utili oppure, viste le recenti disposizioni governative, se non rischino magari di ottenere un effetto contrario a quello auspicato dal Dpcm del 4 marzo. In ogni caso: l’intenzione, indubbiamente, è delle migliori. E tanto si intuisce da quanto riportato nella nota dell’azienda: «La nostra iniziativa – si legge – nasce dall’esigenza di consentire a tutti i nostri dipendenti e collaboratori di continuare la propria attività lavorativa serenamente. Non tutti purtroppo hanno a disposizione nonni e parenti o possono permettersi un servizio di babysitting per uno o più bambini. Lo spirito di questo programma non ha intenzione, in alcun modo, di contravvenire alle disposizioni governative, che rispettiamo profondamente, a maggior ragione in un momento delicato per il Paese. In tal senso saranno rispettate tutte le norme igieniche e sanitarie indicate nelle ordinanze. Questo servizio di welfare aziendale è predisposto per un numero inferiore alle dieci unità, per evitare assembramenti sconsigliati».

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