Coronavirus in Umbria: pronta la prima ordinanza Tesei, si sbloccano i cantieri e via all’asporto per i ristoranti

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La presidente lascia il low profile. Previsto anche allentamento su jogging e passeggiate. Sempre che la task force Colao non lo decida subito a livello nazionale. L’accordo sulle 5 linee guida con i sindacati, la ripartenza tenendo alta l’asticella della sicurezza in fabbrica

di Marco Brunacci

PERUGIA – La Tesei è pronta per la sua prima autonoma ordinanza. Perché un po’ dovrà pur farlo presente che la sua Umbria è la regione benchmark in Italia per la lotta al virus (va ricordato a quegli oppositori che si lasciano prendere da attacchi di orticaria che lo dicono i numeri, non le interpretazioni benevole), un po’ perché la principale task force governativa (69 eccellenti persone, che sono unite dalla convinzione scientifica che la migliore decisione è rinviare le decisioni) continua a non esprimersi su punti fondamentali.

La task force finora ha prodotto indiscrezioni, alcune delle quali davvero immaginifiche (quella di recludere i sessantenni resterà un must). Zero scelte. Il Governo dice che aspetta la task force, la task force si confronta. E allora anche Tesei abbandona il low profile.
Se non ci sono modifiche sostanziali e non sono annunci, a livello nazionale, si procede.
L’ordinanza, nella sostanza, è pronta. Intanto darà il via ai cantieri. Ci sono quelli della ricostruzione che non vedono l’ora. E ci sono soldi che devono riprendere a circolare in Umbria, dalla parte delle infrastrutture, per far ripartire un minimo di circolo virtuoso.
Poi si consentirà da subito (e comunque per il week end del primo maggio) l’asporto per i ristoranti, che sembrerà marginale ma è un segnale di attenzione per una delle più penalizzate categorie di questa fase.
Il delivery, il servizio di consegna a casa, è già ammesso ma è complicato e non sempre possibile. Una cosa è la pizza o il sushi. Una cosa le penne all’arrabbiata o lo scottadito. Comunque ha un costo supplementare. L’asporto (il cliente telefona, ordina il cibo dal menù, prende l’appuntamento, si presenta al ristorante, ritira il cibo e lo consuma o in ufficio o in casa) permette di ripartire, di non licenziare cuochi e camerieri, di rimettere in movimento il mercato e di aiutare – scusate se è poco – quelli che devono lavorare a non ritornare alla “schiscietta” che una volta era albori della rivoluzione industriale, ma adesso farebbe tanto Grande Depressione.

Si decide sull’allargamento della possibilità di fare jogging e qualche allentamento sulle passeggiate, secondo buon senso e non inteso come rompete le righe.
E intanto è stato chiuso, dopo consultazioni, confronti pragmatici – non oziose contrapposizioni ideologiche o per partito preso – e precisi impegni letti e sottoscritti, l’accordo tra giunta regionale e sindacati sulle 5 linee guida per la ripartenza della produzione nelle imprese. 5 linee guida che l’Inail ha validato con il suo documento sui rischi della Fase 2, dando rilievo a ognuno dei passaggi previsti nel documento.
Anche questo permetterà di ricominciare, contemperando esigenze della salute e dell’economia, tenendo ben alta l’asticella della sicurezza in fabbrica. Sempre che qualcuno non lo faccia sapere alla suprema task force e le menti illuminate aprano un dibattito dirimente sull’eziopatologia dei gel igienizzanti e il loro rapporto ottimale con il colore delle pareti.

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