POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Intesa per i dispositivi a 0,50 euro tra Farmacie e Arcuri. Lo Stato pagherà un ristoro per gli accordi precedenti e dal “prezzo calmierato” passa al “prezzo imposto”. Ma riuscirà a farle arrivare secondo le esigenze dei cittadini?
di Marco Brunacci
PERUGIA – Ve la ricordate la storia delle mascherine? Il rischio che non arrivino in Umbria in numero sufficiente (un milione per la prima settimana) per la Fase 2.
Il Grande Imbronciato commissario all’Emergenza Arcuri che va in Tv a dire che le mascherine costeranno 0,50 euro e chi non è d’accordo è un “liberista da divano”? Bene. Ci sono volute 60 ore per fare un’intesa in quattro pagine con le associazione dei farmacisti. Dato che tempo ce n’è. Tanto si può tenere chiuso un Paese per quanto si vuole. Alla fin fine, poi, semmai, a finire stritolati dalla crisi economica, non saranno né i virologi né i commissari né gli scienziati componenti di task force. E il capo dei consulenti sta a Londra e non ha problemi (noi sì, lui no) di lockdown.
Allora: finite le 60 ore, con tempi da burocrazia borbonica (ma i Borboni han fatto sicuramente meglio), si arriva all’intesa per la quale non ci sarà un “prezzo calmierato” , come giusto che sia in questa situazione drammatica, ma un “prezzo imposto” (0,50). Dai Borboni si va direttamente agli albori dello Stato sovietico.
Chi ha prodotto mascherine in Italia per mantenere posti di lavoro ha capito che lo Stato fa a meno di lui, chi ha prodotto a prezzi superiori per venire incontro alle esigenze dei cittadini e della salute si è sbagliato. Dovrà arrendersi allo Stato che fa il tuo bene e magari alla concorrenza cinese, anche qui.
Naturalmente lo Stato, perchè tutto ha un limite, si impegnerà al ristoro di chi ha prodotto mascherine e di chi le ha vendute a un prezzo stracciato, però inevitabilmente superiore ai 50 centesimi, ma per venire incontro alle esigenze della gente.
Quindi, allo Stato, questa botta di genio, alla fine, costerà soldi.
Ma il vero nodo è un altro: il Signor Penso a Tutto Io e voi fatevi da parte dovrà far giungere alle Farmacie umbre, entro lunedì 4 maggio (2020), una quantità di mascherine che sia almeno proporzionata alle esigenze.
Dato che gli scienziati che tengono tutti noi per il bavero hanno calcolato che ne serviranno un milione per i cittadini umbri, per la prima settimana o poco più, vediamo quante ne arriveranno. Pronti a riferire ai nostri affezionati lettori.
L’Umbria ha già avuto il luminoso esempio di come Arcuri gestisce le emergenze: i ventilatori delle terapie intensive dell’Umbria sono stati dirottati altrove, nonostante fossero stati trovati con canali propri e pagati da privati.
Quei ventilatori, un po’ per buona sorte, un po’ perché la crisi dell’emergenza da virus è stata gestita con grande appropriatezza, non sono serviti. Arriveranno in Umbria, per decisione del Sommo Sacerdote dell’Emergenza il 15 maggio. Sempre che non se li ripigli, senza neanche ringraziare.
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