L’Agenzia Umbria ricerche, con Campi commissario, dopo la spending review come da dottrina Tesei, propone la sua ricetta («Mettiamoci insieme») e indica i 4 passi per allontanarsi dal baratro dopo 10 anni di trend negativo
di Marco Brunacci
PERUGIA – Dicono che – fosse stato per l’assessore al ramo economia, Fioroni – l’avremmo già persa. Lui era per chiudere. Come molti, magari pensava che l’Aur, Agenzia Umbria ricerche della Regione, avesse, fin dalla nascita, già scritto nel suo destino di essere la Schola cantorum del modello socialista umbro.
Non è un caso che il taglio secco all’affitto per la faraonica sede dell’Agenzia sia stato preso come un atto sacrilego da parte della Giunta di centrodestra. I burberi incolti leghisti all’assalto dell’Ecole superieure dell’aristocrazia del pensiero di sinistra di entrambe le sponde del Tevere.
Poi è arrivato il moderatissimo professor Alessandro Campi a fare il commissario, con un piano di poche paginette in verità concrete e una mission concordata con la presidente della giunta regionale Tesei.
Una piccola ricognizione per scoprire che l’Eton di Fontivegge costava un tesoretto e lo spendeva quasi per intero in stipendi e affitto della sede (76 mila euro 76) e quattro spicci per la ricerca. E che in tutto era una squadra di 5 eroici ricercatori ma con 9 accompagnatori (personale amministrativo).
La spending review è stata una passeggiata: 1. via gli amministrativi, restano i ricercatori, 2. al posto del Tempio del sapere made in Umbria, quattro stanze a Villa Umbra, proprietà della Regione, senza pagare pigione, 3. un bilancio ridotto da poco meno di 800 mila euro a 500 mila annui, ma ora interamente puntato sui 5 ricercatori e sul lavoro di ricerca. Che per essere un piano di leghisti burberi incolti poteva andare peggio.
L’INVITO DI CAMPI
E così da Fioroni che ne avrebbe fatto a meno, oggi si è arrivati a un polo non solo regionale che si candida a un ruolo centrale nel mondo della ricerca, non solo per l’Ente di cui è espressione, ma per tutti coloro che hanno bisogno per la loro missione di dati precisi e un metodo scientifico per analizzarli e servirsene. La proposta di Campi è stata urbi et orbi. Nessuno, in una realtà così piccola come l’Umbria – ha detto il professore – può pensare di fare da solo, noi possiamo mettere a disposizione le nostre conoscenze ed esperienze. Che effetto otterrà l’invito?
E’ noto che il professor Campi non sia tra i primi 10 affetti universitari del rettore Maurizio Oliviero, ma a parte l’Ateneo dagli altri interessati all’appello ci sono le premesse per attendersi una risposta positiva. Da Confindustria ai sindacati, dalle associazioni di categoria a quelle dei diritti,
LA DOTTRINA DEL CAMBIA-UMBRIA
La presidente Donatella Tesei ci ha tenuto a essere accanto al commissario Campi (che si augura di diventare amministratore unico entro il 30 giugno prossimo, dopo aver terminato il lavoro di riassetto) per dire che il lavoro della nuova Giunta sulle agenzie e società partecipate continua e dopo aver risanato e rimesso in moto Umbriajazz, dopo aver promosso la fusione di Umbria salute con Umbria digitale, considera sulla via della redenzione anche l’Aur. E da gennaio si dedicherà alle altre 10 con la stessa determinazione perchè questo è parte integrante del suo “cambia-Umbria”, partendo appunto dalla parte in cui nessuno è riuscito: addomesticare (visto che abbattere non si può) il Moloch dalle 14 teste che sono le Partecipate.
ATTRATTIVI? SI NASCE E SI DIVENTA
C’è anche spazio per la prima analisi sull’Umbria dell’Aur gestione Campi. Il succo? L’Umbria deve diventare ancora più attrattiva, intendendo con questo un luogo dove vivere, trascorrere il tempo della pensione, venire a visitare, ma anche fare impresa, investire, trasferirsi per studiare o per lavorare. Le premesse ci sono, dice Campi: qui c’è la tradizione del saper fare manifatturiero e poi paesaggio, cultura, ambiente che hanno pochi eguali.
Ma l’Umbria che nasce attrattiva deve anche diventarlo molto di più, investendo, dice Campi, su almeno 4 aspetti: favorire la crescita delle infrastrutture digitali, che è un vero mantra in questo periodo ma in quanto è uno snodo decisivo. Poi: puntare sulla sostenibilità, non solo mantenere l’ambiente naturale ma anche riconvertire. Puntando ai progetti (e ai soldi) del Green deal europeo, Ancora: valorizzazione dell’offerta Umbria, a partire da quella turistica e basta frammentazioni (Comuni che si fanno concorrenza). Infine: il capitale umano. La regione si sta spopolando e invecchiando, i giovani se ne vanno, sono pochi a tornare e altri non li sostituiscono. Non si fanno figli.
Tutto questo contribuisce al decennale trend negativo che deve essere affrontato per quello che è e al quale va posto un argine per poter ripartire. Così dice la nuova Aur. E sono i compiti a casa per il 2021, 2022 e 2023, ma probabilmente non basterà.
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