POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I 13,5 miliardi di uno strumento come il React-Ue sono pensati per interventi antipandemia sul territorio e verrà usato da tutti i Paesi europei non a livello centrale. Tensione alle stelle tra Conte e i governatori (dalla Tesei a Bonaccini). Faccia a faccia previsto per martedì
di Marco Brunacci
PERUGIA – La bomba arriva all’improvviso come fosse un’indiscrezione, ma di fatto in maniera ufficiale. Mentre ci si azzanna su vaccini e mascherine, c’è chi pensa al sodo. Esiste un programma europeo che si chiama React-Eu, finanziato con 13 miliardi e mezzo per il 2021 e 2022 dall’Unione europea, che l’Italia ha fatto sapere, nelle stanze ovattate di Bruxelles, di voler gestire a livello di governo centrale, cioè non consentendo alle Regioni di usarlo, al contrario di quanto fanno tutti i principali partner europei.
Il motivo c’è: si tratta di fondi pronti per l’uso, su progetti anche già messi in campo contro la pandemia. Fa impressione che – nel riportare le voci preoccupate di Bruxelles – l’Ansa, quindi l’Agenzia giornalistica nazionale, faccia presente che c’è la sorpresa nelle autorità europee che dovranno, di qui a poco, distribuire questo finanziamento. Sorpresi? Perchè? Proprio perchè questo tipo di fondi è pensato per la coesione territoriale e sul territorio possono più facilmente essere impiegati su cose che servono alla gente. Come va a finire? Se l’Italia non ci ripensa – e niente lo fa pensare – si va allo scontro, probabilmente martedì prossimo quando è calendarizzato un passaggio tra governatori e presidenza del consiglio. Non è difficile capire il perché di una scelta così sconcertante. Conte, con ogni evidenza, ha un problema politico: si trova nella necessità di avere a disposizione più fondi possibili per rimettere in equilibrio la sua traballante maggioranza. Ma anche qui il calcolo politico potrebbe rivelarsi miope: apre infatti brecce sul fronte delle Regioni di centrodestra (furiose, dalla Tesei a Toti), ma nello stesso modo anche in quelle di centrosinistra che hanno in Bonaccini il più determinato dei contestatori. Nelle Regioni c’è chi parla apertamente di profili di incostituzionalità: scelte centralistiche portate a questi estremi sono da considerare – sostengono – una palese negazione delle prerogative costituzionali previste per le Regioni. Ma la battaglia sarà dura. Purtroppo, però, con una certezza: se non cambia qualcosa in questo orizzonte tempestoso, il dopo Covid (che non si sa quando arriverà, ma comunque arriverà) sarà cupo – per motivi economici – come il periodo che, con tanta fatica, stiamo vivendo.
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