L’immunologa Romani: «Dal Covid si esce con i vaccini, sicuri anche contro le varianti. E torneremo presto a vedere Astrazeneca»

I ritardi dell’Italia (e dell’Europa) e le difficoltà dopo lo stop alla vaccinazione con le dosi dell’azienda anglosvedese. La scienziata dell’Università di Perugia: servono più informazioni veritiere e la vaccinazione di massa è la strada giusta

di Marco Brunacci

PERUGIA – Cityjournal ha spesso portato all’attenzione dei suoi lettori le riflessioni di Luigina Romani, una grande immunologa, docente di Patologia all’Università di Perugia, con riconoscimenti a livello mondiale, che era all’Università di Shangai nel dicembre 2019, e aveva intuito che stava succedendo cose che avrebbero poi travolto il mondo.

Le notizie, spesso del tutto incongruenti, date e numeri proprio difficili da inserire nel contesto di quel che è capitato e continua a capitare nel resto del mondo, che arrivano dalla Cina, almeno a una conclusione permettono di giungere: i vaccini sono l’unica strada per uscire dalla crisi del virus, far svaporare l’incubo, salvare vite umane, ma anche far ripartire l’economia. Con la pandemia abbiamo vissuto l’esperienza di una guerra mondiale vera e propria, mentre in Italia (e in Europa, a guida tedesca) si continua a discutere, a lavorare, a prendere iniziative, come se si trattasse di un tempo di pace e perfino di solidarietà internazionale. Un tempo invece, nel quale, la Cina, dopo aver avuto un ruolo nell’oscura genesi del virus, sta certamente approfittando della velocità (tutta ancora da capire) di uscita dalla crisi per mettere a segno rialzi del Pil da leader mondiale. Gli Usa stanno correndo ai ripari grazie all’intuizione di puntare tutto sui vaccini – avversata fino all’ultimo – del presidente Trump e la determinazione del suo successore Biden di vaccinare tutti nel più breve periodo possibile, con uno sforzo, appunto, da tempi di guerra, con un ruolo determinante dell’Esercito americano. L’Ue, al contrario, scrive Wall Street journal, “falls behind”. Questo è il contesto nel quale si arriva alla situazione italiana di questo momento, con le notizie che arrivano dall’Umbria e confermano il momento di sbandamento nella fiducia nei confronti dei vaccini, con centinaia di persone che si rifiutano di farsi iniettare i vaccini Astrazeneca e che comunque ora contribuiscono a inceppare il meccanismo della vaccinazione che qui è già partito in grave e inammissibile ritardo. In questo clima è utilissimo – per diradare nebbie e anche avere spunti di riflessione utili come antidoto contro certo ozioso e pericoloso mainstream vieppiù dominante – dare di nuovo la parola alla professoressa Luigina Romani, per chiedere di fare il punto sull’attuale stato dell’arte e di accendere un po’ di luce (e anche di ragionevole speranza) in questa cupa notte del virus che rischia ancora di inghiottirci, se non si riacquista rapidamente un barlume di lucidità.

SCRIVE LUIGINA ROMANI:

«Anche Germania, Francia, Spagna e altri Paesi Ue sospendono la somministrazione del vaccino Astrazeneca. Lo avevano già fatto Danimarca, Norvegia, Olanda, Islanda e Irlanda. Una misura precauzionale, si dice, derivata dal confronto prima a livello tecnico tra i direttori delle agenzie regolatorie e poi a livello politico tra i ministri della salute. Intanto, nonostante le note rassicuranti di virologi professionisti e di AIFA circa l’ingiustificato l’allarme sulla sicurezza del vaccino AstraZeneca (“Molta emotività: non c’è alcun rischio, occorre cautela”, il presidente dell’Aifa Prof. Giorgio Palù,14 marzo 2021), ogni giorno le prime pagine di quasi tutti i giornali enfatizzano casi di reazioni avverse al vaccino Astrazeneca, come se reazioni avverse agli altri vaccini non ci siano o ci siano state: ce ne sono eccome, basta collegarsi al CDC di Atlanta Usa per saperne di più su “Injuries and Deaths in the U.S. Attributed to the Pfizer and Moderna mRNA Vaccine” o tracciare gli oltre 245 decessi post-vaccinazione in Europa, in diversi Stati Europei (dati riferiti alla fine di gennaio 2021). Intanto, a fronte di una troppo timida difesa da parte di AstraZeneca, Pfizer-Biontech ha raggiunto un accordo con la Commissione europea per anticipare la fornitura di 10 milioni di dosi, previste nella seconda parte dell’anno, al secondo trimestre; e poi, non solo i vaccini ad RNA (Moderna e Pfizer-BioNTech) ma anche il vaccino Johnson & Johnson (che utilizza una tecnologia simile a quella di AstraZeneca e da qualche giorno approvato dall’ Agenzia europea per i medicinali, Ema) hanno “un’ottima efficacia contro le nuove varianti del Covid”, secondo Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccini di Ema in audizione alla commissione Sanità dell’Europarlamento. Intanto, si sta lavorando all’approvazione di ulteriori siti di produzione del vaccino AstraZeneca “che aumenterebbero sensibilmente la capacità” produttiva di dosi “nell’Unione europea” (parole di Marco Cavaleri). E gli eventi avversi, i fenomeni trombotici e decessi??? Dove li mettiamo? Difficile non perdere il filo del ragionamento, oltre alla pazienza di tanti comuni mortali. C’è chi, maliziosamente, nelle ultime ore ha attribuito al basso costo del vaccino Astrazeneca i problemi che ne hanno portato alla momentanea sospensione, rischiando di compromettere in maniera significativa la campagna vaccinale in tutta Europa».

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