Banchi di scuola. Archivio

Scuole chiuse fino al 21 (tranne i nidi), regole da zona arancione per tutta l’Umbria. Nuova (prudente) ordinanza della Regione

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Confermate le anticipazioni di Cityjournal, per evitare ulteriori rischi (e per mantenere i buoni dati sui contagi e sull’Rt) si sceglie una linea soft di uscita dalla crisi delle varianti. Sui vaccini si va verso la distribuzione per fasce di età

di Marco Brunacci

PERUGIA – Fino al 21 scuole umbre chiuse, ad eccezione dei nidi. Considerato troppo rischioso riaprire, dando un segnale, anche solo le materne (3-6 anni). Per il resto vale la normativa nazionale sulle zone arancioni.

Secondo le anticipazione di mercoledì di Cityjournal, la Regione preferisce non prendere rischi, nonostante ci sia stato un calo rilevante dell’indice Rt (sceso allo 0.88 nell’ultima settimana, ma vicino all’1 se considerato insieme alla settimana precedente, per altro come chiede di fare la cabina di regia nazionale).
Arriva stasera la nuova ordinanza regionale per le misure anti Covid. Durerà fino al 21 marzo, anche questa una misura prudenziale per mantenere la curva del contagio in discesa, come sta succedendo da una ventina di giorni.
Naturalmente non sono state prese in considerazione zone rosse, che, quando sono piccole o addirittura piccolissime, servono più a movimentare la foto della cartina d’Italia in Tv che ad altro.
Ultime dai vaccini: il ministro Speranza ha, con il suo ragionamento sulle Regioni più colpite alle quale fornire più antidoti, di fatto perorato la causa dell’Umbria, colpita per prima dalle varianti e capace di uscirne, ma nella necessità di aumentare le immunizzazioni. Il ministro nella sua visita a Perugia aveva dato il via libera alle 50mila dosi di vaccino in più per la regione. E adesso comunque – finalmente – tutti si sono resi conto che deve iniziare una vera campagna di vaccinazione di massa con tutt’altri numero, tre-quattro volte quella di adesso, come minimo.
E a questo proposito va detto che il Governo Draghi si sta orientando, come buon senso suggeriva, una volta terminate le vaccinazioni delle professioni sanitarie di prima linea, a seguire un criterio di età, al di là delle professioni svolte, per evitare il pantano del “prima io, perché faccio questo mestiere più importante di quell’altro”.

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