di Marco Brunacci
PERUGIA – Non sarà un testo sacro, ma di sicuro è la prima volta che si tenta una top ten ragionata su media specializzati rispetto a spot omogenei. E il raffronto, con motivazioni interessanti, premia le scelte della Regione. Lo spot dell’Umbria, a caccia di quel 91% di italiani che secondo il sondaggio del Touring club italiano, scelgono questa estate iuba andare in vacanza ma restando in Italia, si è aggiudicato il secondo posto nel confronto con le altre Regioni italiane.
A stilare la classifica è stata la “Gazzetta del pubblicitario”, che ha in generale ha promosso i messaggi messi in circuito dalle Regioni per la loro promozione territoriale ma ha riservato all’Umbria elogi lusinghieri.
Lo spot più auto pubblicizzato è finito al decimo posto (quello del Veneto, con il Pooh Canzian), ma solo nono anche quello delle Marche che pure si è avvalso della grande notorietà di Roberto Mancini, rafforzato dalla vittoria nella sfida degli Europei di calcio.
Ha vinto la Puglia, anche in virtù della tradizione musicale (la Taranta) che l’Umbria non ha. Ma lo spot umbro viene segnalato come “un capolavoro comunicativo” della regione “cuore ‘Italia”: “fare del più grande malus imputato all’Umbria – l’essere l’unica regione del centro Italia priva di sbocco al mare – l’elemento di posizionamento del territorio locale”.
Ed ecco: “Il mare dell’Umbria è un mare metaforico, che ha niente da invidiare a quello che bagna altri lidi. Un mare – dichiarano gli esperti della Gazzetta del pubblicitario – il cui richiamo è irresistibile, anche grazie alla capacità di elaborare in modo controintuitivo uno di quei concept creativi per cui il termine dirompente rischia di non essere abbastanza”.
Un giudizio motivato e lusinghiero, che arriva da un “pulpito” tecnico, di provata competenza.
A questo punto si porrà anche il tema di fare altri investimenti in promozione del brand Umbria e del turismo, che muove una parte del Pil, ma soprattutto ha una grande ricaduta, in generale, sull’economia regionale, proprio anche grazie alla maggior cura dell’immagine.
E si potrebbe iniziare dall’aeroporto San Francesco, visto che le premesse per il suo sviluppo ci sono – il traffico sostenuto e i tanti voli strapieni di questo periodo – ma c’è soprattutto la concreta possibilità che faccia da “porta” per l’Umbria e dall’Umbria verso il resto del centro Italia. Chi dall’estero vola su Perugia non vola più su Roma, con i grandi vantaggi che hanno i piccoli aeroporti rispetto a quelli maxi, in termini di attesa per l’imbarco e rapidità dei controlli. Oltre a un’accoglienza meno caotica.


