Ladri in casa, il racconto di un papà: «Con mio figlio non ce li siamo trovati davanti per un soffio»

In un quartiere di Perugia le segnalazioni corrono sui social. La storia

di Egle Priolo

PERUGIA – «C’era il portone chiuso senza mandate, poi un quadro appoggiato sullo stendino. Ma chi ce l’aveva lasciato? Eravamo usciti tutti insieme la mattina, io e la mia compagna con il nostro bambino di neanche un anno, e nessuno è tornato prima dell’ora di pranzo. Poi la porta della camera da letto era chiusa, quella del bagno aperta. L’esatto contrario delle nostre abitudini e di come avevamo lasciato casa».

Ore 13 circa di un giorno di gennaio, in viale San Sisto, strada principale dell’omonimo quartiere. Palazzo di case, la farmacia e studi medici. L’ingresso sul retro dell’edificio, ma di giorno soprattutto un costante via vai di persone. Forse proprio in quel flusso continuo, chi ha intenzioni diverse riesce a confondersi meglio. Furti in casa, a tutte le ore del giorno, in varie parti del quartiere. Un allarme che parte da San Sisto ma che riecheggia anche altrove, nella periferia nord di Perugia come a San Mariano di Corciano. Tanto da portare le forze dell’ordine a intensificare i controlli, concentrandoli proprio su questo tipo di problematica. Perché se non sono i numeri a dare la giusta fotografia del problema, lo è il senso di abbandono e di paura che i residenti manifestano. Anche attraverso i gruppi social dove le segnalazioni si ripetono e si diffondono con l’obiettivo di alzare l’attenzione e mappare, per così dire, il fenomeno. Sulle pagine si condividono le esperienze vissute, le disavventure e, magari, qualche dettaglio che può aiutare a salvarsi da sorprese sgradite. Il bollettino spesso è di guerra, ma non sempre i furti vanno a segno. Anche per fortuite coincidenze, come nel caso del giovane padre e di suo figlio, a un soffio, probabilmente, da incontrare i ladri che, in un lasso di tempo ristretto, circa un’ora, visto che fino a circa mezzogiorno in quell’appartamento c’era stata anche la donna delle pulizie. “E sì, insomma, sia usciti intorno alle 8, poi è arrivata la donna delle pulizie. Da quando se ne è andata al nostro ritorno sarà passata un’oretta forse” ricorda. «Quando ho capito che c’era qualcosa che non andava, ho portato il bambino dai vicini e ho chiamato la polizia. Alla fine la porta della camera l’abbiamo aperta. Era tutto in disordine, ma per fortuna non mancava niente. Meno male. Forse hanno sentito la macchina arrivare o qualcuno li ha avvisati non lo so. La porta chiusa? Mah, forse per crearsi un diversivo, per prendere tempo. Non lo so. È andata bene così, ma certo non è stato divertente».

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