Donatella Porzi
Donatella Porzi

«Ripartiamo dai giovani: la forza di una comunità che sceglie il dialogo»

Porzi: «Non possiamo rassegnarci alla prepotenza: un appello per un patto educativo e sociale contro la violenza giovanile»

di Donatella Porzi

PERUGIA – Qualche tempo fa le parole del Procuratore Generale hanno riportato al centro del dibattito pubblico un tema che non può più essere ignorato: la crescente fragilità dei nostri giovani e il ricorso, sempre più frequente, a comportamenti violenti, all’adesione a gruppi informali assimilabili alle baby gang e all’abuso di sostanze stupefacenti. Un quadro che, come ha sottolineato il Procuratore, non può essere affrontato con superficialità né delegato esclusivamente all’intervento repressivo o alla scuola.
Il suo intervento ha avuto il merito di ricordarci che la prevenzione e l’educazione devono tornare a essere i cardini di un percorso lungo, paziente e costante. Non possiamo limitarci a reagire sull’onda emotiva dei fatti di cronaca o ricordarci delle fragilità dei giovani solo in occasione di ricorrenze istituzionali. La responsabilità è collettiva e riguarda tutti: famiglie, istituzioni, scuola, mondo dello sport, associazionismo, parrocchie, amministrazioni locali.
A confermare la gravità della situazione arrivano anche i dati dell’ultima rilevazione di Save the Children, pubblicata la scorsa settimana. Il rapporto evidenzia:
un aumento dei reati violenti tra i minorenni, in particolare lesioni e rapine
una crescita significativa dell’uso di armi bianche e oggetti contundenti
un coinvolgimento sempre più precoce, con ragazzi tra i 13 e i 16 anni
una trasformazione delle cosiddette “baby gang”: meno gruppi strutturati, più episodi estemporanei, fluidi, spesso nati sui social
un forte vuoto educativo e relazionale, con adolescenti che dichiarano di sentirsi soli, disorientati, privi di adulti di riferimento
Pur restando l’Italia uno dei Paesi europei con il tasso più basso di criminalità minorile, la tendenza è chiara: la violenza giovanile sta cambiando forma e si radica in un contesto di fragilità emotiva, povertà educativa e modelli culturali distorti.
Modelli pericolosi da cui prendere le distanze
Tornare a scuola dopo un anno mi ha permesso di toccare con mano un bisogno crescente di ascolto, di sostegno, di presenza adulta. Molti ragazzi manifestano – talvolta senza saperlo – una richiesta di aiuto che non possiamo ignorare. E ciò che preoccupa maggiormente è la diffusione di modelli di prepotenza e sopraffazione che sembrano imporsi in troppi ambiti della vita sociale.
Non possiamo rassegnarci all’idea che chi alza la voce, chi usa la forza, chi impone la propria volontà abbia sempre la meglio. È un modello culturale che rischia di diventare dominante, e dal quale è urgente prendere le distanze.

Per questo, raccogliendo l’allarme lanciato da più parti, credo sia necessario creare un momento di confronto pubblico che coinvolga:
Scuola
Mondo dello sport
Oratori e realtà educative
Istituzioni regionali e provinciali
ANCI
Forze dell’Ordine
Operatori della comunicazione
Associazioni culturali e sociali
L’obiettivo è costruire un format condiviso, replicabile in tutti i territori, capace di generare consapevolezza e offrire ai giovani punti di riferimento solidi. Non un evento isolato, ma un percorso continuo, che restituisca alla comunità adulta il ruolo di guida e presidio educativo.
Pensiamo a definire nelle prossime settimane tempi e modalità di questo progetto, certi che solo attraverso una rete forte e coesa sarà possibile rispondere al grido d’aiuto che ogni giorno arriva dai nostri ragazzi.
C’è consapevolezza che si tratta soltanto di un inizio, forse di un tentativo. Ma non è più possibile restare fermi alle parole. È tempo di passare ai fatti, con la volontà e l’obbligo morale di non voltarci dall’altra parte.
Il futuro dei nostri giovani – e della nostra comunità – dipende dalla capacità di costruire insieme un nuovo patto educativo e sociale.

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