di Marco Brunacci
PERUGIA – «Quando sarà finita la mia esperienza di rettore sa cosa mi piacerebbe lasciare sopra ogni altra? Un forte senso di appartenenza delle persone che ci studiano e ci lavorano per questa grande e storica Università: Che si possa dire, permettetemi, con orgoglio, sono dell’Università di Perugia».
Chi conosce anche solo un po’ Maurizio Oliviero, magnifico rettore da poco più di due anni, e che lo sarà per diverso tempo ancora, viste le deroghe per via del Covid, sa che dice il vero. Lui ci tiene come niente al mondo, e la sua squadra è compatta, lavora «a testa bassa – come gli piace dire – con persone impegnate h24», e i risultati non si possono non riconoscere.
Poco da fare per i detrattori: l’Università è il valore aggiunto di questa Umbria che ha bisogno di tutto per ripartire, di trovare la strada per giocarsi la grande partita del domani, secondo uno slogan che non è mai diventato una bandiera, ma che è il senso profondo dell’azione di chi sta lavorando: “Solo da queste piccole colline, così grandi per storia, cultura, arte, ambiente, si può vedere il futuro”.
Rettore, allora, lei ha sempre un lungo elenco di cose fatte, pronte per esser fatte, opere in action, progetti e prospettive. Da cosa cominciamo?
«L’ultima, di queste ore: abbiamo siglato un accordo che ci vede Centro di riferimento per le 4 regioni dell’Italia centrale per la digitalizzazione del patrimonio archivistico, storico, culturale. Contiamo di diventare il riferimento per tutta Italia».
Questa è ancora calda, di quelle già uscite dal forno cosa va ricordata?
«Tante, ma per dirne una: stiamo istruendo giovani per velocizzare le fasi dei processi, perchè la riforma Cartabia non resti solo sulla carta. Un progetto di grande valore per contribuire al funzionamento corretto della macchina della giustizia».
La cosa da fare più urgente?
«La prossima. La chiudiamo a giorni. Lavoriamo sugli ecosistemi dell’innovazione. Per ora dico solo che metà delle risorse che arriveranno su questi progetti dovranno essere destinate ad aziende del territorio. E parliamo di decine di milioni di euro per misure legate al Pnrr. I particolari le vogliamo rendere noti dopo la conclusione del lavoro e il via libera del Ministero, ma fin da ora diciamo che questi piani sono un passaggio fondamentale per le imprese di certi settori per entrare nel futuro. Ma ci tengo a dire anche che la nostra opera, in ogni progetto che mettiamo in campo, si fa spendendo il meglio delle nostre forze ma sempre aperti alla collaborazione con il meglio della scienza italiana, dal Politecnico di Torino a quello di Milano alla Federico II di Napoli».
Umbria7 è convinta che l’Università sia il valore aggiunto per la ripresa dell’Umbria. E allora vediamo: nei bouquet dei vostri progetti cosa c’è per Perugia?
«La città della scienza in via del Giochetto è già partita. Si sta lavorando per realizzarla ed è un progetto di avanguardia, impegnativo, ma le assicuro che già da quest’anno i nostri studenti cominceranno a frequentare. La fine dei lavori? Nei tempi più rapidi possibili, per una struttura sulla quale graviteranno, alla fine, non meno di 8-9mila persone. E poi bisogna pensare a nuove strutture e agli studenti».
Il vostro obiettivo è 30mila studenti in presenza, magari dal prossimo anno anche qualcuno in più. Perugia non regge senza cedere a speculazioni, non servirebbe allora il college?
«Ricordo che questa è materia per Regione e Adisu. Ma anche l’Università qualcosa dovrà fare. Bello il termine che ha usato: college, fuori dalle vecchie idee delle Case dello studente. Ci pensiamo. Intanto lavoriamo ancora per Perugia, d’accordo col sindaco Romizi, per rinnovare e migliorare le strutture dell’Ateneo nel centro della città, con l’intento di riservarle all’area umanistica. Partendo dalla zona della Conca, per intenderci. Facendo invece crescere i dipartimenti scientifici sempre nella città, ma nella sua cintura».
Cosa c’è invece per Terni?
«Tanto. Mi piace dire subito che non è compito dell’Università decidere le aree dove sviluppare i progetti. Noi abbiamo avuto l’indicazione di Pentima, dal sindaco Latini e dall’assessore Agabiti, e lì abbiamo già realizzato 5 laboratori, contribuendo con determinazione alla riprogettazione di quella zona. Cresceremo ancora. Con investimenti e un piano serio. Crediamo nella città».
Le scelte strategiche sono confermate?
«Senza alcuna esitazione. I corsi di laurea in optometria e ingegneria industriale sono lì a dimostrarlo».
Terni ha tutte le carte in regola per diventare, con l’era Arvedi, l’idrogeno, il green, la nuova chimica, un polo industriale per tutto il centro Italia.
«Ne siamo così consapevoli che saremo protagonisti nella vera grande scommessa di ripartenza del territorio, attraverso uno dei progetti guida degli ecosistemi dell’innovazione, di cui abbiamo detto prima, tutto incentrato sui materiali e sul quale siamo capofila, anche se sempre aperti a ricercatori ed esperienza d’avanguardia di altri atenei».
Credete anche su Medicina a Terni?
«Ci crediamo così tanto che abbiamo incardinato tre nuovi docenti nell’ospedale di Terni e altri ne faremo perché vogliamo che Terni abbia i numeri per essere un Dipartimento di Medicina autonomo. Che è importante in una visione di sviluppo e di eccellenza».
Lei è juventino, in gioventù calciatore. Non può negare che ci sia sempre un po’ di aria di derby tra Perugia e Terni, magari anche all’Università.
«Non con noi, non nella fase che stiamo vivendo. Noi i derby li vediamo in Tv».
Una curiosità rettore: ma per quanto lei sia ecumenico e francescano ma davvero i distillati di veleni, che si producevano nelle segrete stanze e nei corridoi, per i quali l’Università andava famosa, sono scomparsi? Si lavora sul serio d’amore e d’accordo?
«Non so cosa intenda dire con veleni. Se sono confronti e interlocuzione tra opinioni diverse ne abbiamo bisogno per crescere insieme. Se ci sono invece cose sotterranee, non mi interessano e non me ne occupo. Ma i risultati sono lì a dimostrare che lavoriamo bene insieme, come una squadra affiatata».
Si ricorda che sono un paio di anni che l’Ateneo deve firmare la fondamentale Convenzione sanitaria con la Regione e non c’è verso di trovare un’intesa?
«Senta, chiariamoci subito. Io fin dall’inizio ho avuto modo di interloquire con la presidente della giunta regionale Donatella Tesei su questo argomento e su molti altri. Ci siamo sempre trovati in sintonia e ogni volta abbiamo messo le basi per un lavoro comune, nell’interesse dei cittadini e dell’Umbria. Diciamo che la Convenzione sanitaria è un atto complesso».
E diciamo però anche che due anni per parlarne sono tanti.
«Allora; se è utile questa conversazione per sgombrare il campo da un’idea sbagliata, diciamolo subito e a chiare lettere: l’Ateneo di Perugia non ha alcun interesse alla governance della sanità, vuol dare solo il suo contributo di persone, strutture, progetti, eccellenze».
Ma un problema ci sarà? Un ostacolo che non può essere rimosso e superato? Non basterà mica a spiegare questo impasse che non vi capite con il simpaticissimo veneto assessore Coletto?
«Nessun problema, nessun personalismo. Io voglio solo ricordare a tutti che la sanità è materia speciale, così tanto sentita dagli operatori e dalla gente, e che l’Università ha dedicato tutte le sue forze per renderla migliore. Tutti dobbiamo essere consapevoli, però, che servono strutture adeguate per fare il meglio e gli strumenti, anche economici, per mettere in condizione di lavorare la gente migliore. Solo questo, Ma ritengo sia pensiero condiviso».
Vabbè, qui si sale sull’asse di equilibrio. Magari ci risentiamo a giorni per commentare la sospirata firma sotto la Convenzione. Ma lo sa cosa angoscia per davvero la classe politica umbra intera, da sinistra a destra? Vogliono sapere se lei vuole entrare in politica. Ehi, c’è gente che non ci dorme la notte, sia serio.
«Tranquillizzi tutti, dormite, per carità, dormite».
Ma allora che farà da grande?
«Qui mi deve permettere una citazione: un lavoro ce l’ho e ancora per diverso tempo. Dopo sono in grado di trovarne un altro da solo».
Oliviero come Draghi, anzi di più: Oliviero, il Draghi dell’Umbria?
«Ma non dica questo, non è così. Non mi permetterei mai. Ho solo fatto una citazione».
Allora cosa fa non ce lo dice. Almeno un indizio?
«Non è proprio il momento, ma se c’è qualcosa che ho in mente per il futuro sta in uno dei filoni che stiamo portando avanti all’Università: l’internazionalizzazione. Lo sa che abbiamo moltiplicato i corsi in lingua inglese? Lo sa che accettiamo il doppio titolo, per stimolare gli studenti a seguire anche corsi nelle Università all’estero? E allora – se vuol sapere – uno che ha siglato 511 accordi in tutti i continenti, magari pensa che deve tornare a girare un po’ il mondo. Non trova?».
Non so se trovo io, ma speriamo di aver tranquillizzato chi non ci dorme. A proposito: non sempre si occupa di cose noiose e impegnative. Umbria7 ha annunciato la laurea honoris causa del musicista premio Oscar, Nicola Piovani.
«Guardi, anche questa è una cosa alta. I giovani hanno bisogno di modelli. E Piovani è uomo di grande cultura che ha reso importante il nostro Paese nel mondo, Sarà un bel segnale quello che daremo in piazza IV Novembre».
Magari sì, un bel segnale: ecco la Polis e il suo Studium, la nobiltà dell’antico con vista sul futuro più nuovo. Che si può vedere solo da queste colline.


