Covid, in Umbria crescita a ritmo elevato di contagi: ecco le possibili spiegazioni e perchè servono precauzioni non allarmi

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | L’andamento della infezione risale a velocità superiore rispetto alle altre regioni. Dal ritorno rapido alla normalità a Omicron2 ai comportamenti dei no vax, i fattori sui quali riflettere. Aspettando che la buona stagione agevoli un miglioramento

di Marco Brunacci

PERUGIA – Covid, in Umbria il numero degli attualmente positivi non è lontano da 15mila. Il numero dei casi giornalieri è tornato a volare verso quota 2mila. Ci sono regioni italiane che hanno numeri peggiori ma la performance nell’ultima settimana, come si vede dai grafici che vi proponiamo, è da tenere bene in mente.

Si tratta di capire cosa sta succedendo, tenendo presente però che i ricoveri sono al momento sotto controllo e su livelli sicuramente non elevati. Elevati sono invece i casi di contagio, come al picco dell’epidemia. 
Sono 4 le potenziali spiegazioni (magari da mixare, l’una con l’altra) che sono al vaglio di chi segue questo nuovo innalzamento della curva.
1.Il nuovo picco è una logica conseguenza dell’abbassamento delle precauzioni, con un un ritorno anzitempo alla vita normale, nonostante qualche divieto che ancora formalmente rimane e che in pratica non viene neanche seguito. E questa è la considerazione che lega l’Umbria al resto d’Italia.
2.C’è una nuova forma di Omicron (segnalata come Omicron2) che è ugualmente aggressiva e rapida nel diffondersi come l’Omicron1 ma è nuova nelle caratteristiche, perché provoca anche disturbi intestinali. Anche Omicron2 comunque non mostra di essere particolarmente pericolosa. Il problema è sempre per le persone con fragilità. E questo potrebbe spiegare l’aumento di ricoveri nei reparti ordinari degli ospedali. L’Umbria potrebbe essere stata investita per prima da questa variante.
3.C’è però un’altra osservazione che è invece riferita al fattore umano. Gli ingressi dall’estero di persone senza vaccino non possono non aver influito sul ritorno a numeri elevati di questa sindrome.
4.Esiste infine un’altra ipotesi da valutare, seppur con attenzione e senza – come ovvio – generalizzare. All’interno del popolo no vax qualcuno potrebbe non essere dispiaciuto dell’idea di contrarre l’infezione, soprattutto adesso che appare in qualche modo depotenziata: un modo per avere il green pass, ma evitando il deprecato e contestato vaccino.
5.I bambini, che non sono vaccinati (fascia 5-12) o che non possono essere vaccinati (0-5) diventano, fisiologicamente, un veicolo di diffusione. 
Certo però i nuovi numeri, anche se – come tutti si augurano – non siano quelli di una vera e propria nuova ondata dicono che non è ancora il momento di lasciare le attenzioni di un tempo. Confidando che la buona stagione prenda il posto di questo inizio di marzo gelido.

Da Narni a Berlino con un corto sulle prime volte, l’intervista al regista Lorenzo Tardella: «Ora guardo al mio primo lungometraggio»

Bartoccini

Grande forma per Conegliano che centra un 3-0 al PalaBarton