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La Luce del Nero ai capannoni dell’ex tabacco tropicale di Burri

La mostra

Si.Sa.

CITTÀ DI CASTELLO – (Perugia). È stata presentata la mostra “La Luce del Nero” allestita negli spazi dedicati alle esposizioni temporanee nella sede degli Ex Seccatoi del Tabacco. “Una mostra nuova”, l’ha definita il Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Bruno Corà.

La mostra propone un’esperienza percettiva del Nero al vasto pubblico sia dei vedenti che dei non vedenti, fornendo esempi pressoché mimetici (Burri) e, in altri, forme, materiali e tecniche usate dagli artisti. In questo modo, nel percorso fruitivo della mostra avverranno processi cognitivi idonei a partecipare ad un’esperienza, per molti versi, immediata e fortemente stimolante. “È un momento di crescita per la Fondazione Burri, ha aggiunto in conferenza stampa Corà. La mostra La Luce del Nero apre anche un discorso su uno dei capitoli dell’opera di Burri; l’uso del nero. Il nostro Artista è stato magistralmente capace di produrlo in varie qualità, dal nero opaco, al nero lucido, al nero grattugiato”. Tecniche diverse che hanno fatto sì che questo colore appaia agli occhi dello spettatore sempre diverso. “Il titolo di questa mostra nasconde un’altra ambizione, ha aggiunto il presidente Corà, la visione dell’opera non è solo un fatto oculare, ma è soprattutto mentale. È quello che si percepisce e deriva
dall’opera: questa energia si può cogliere solamente se c’è un atto introspettivo. L’arte è essenzialmente qualcosa di metafisico, c’è un’energia deposta dall’artista nell’opera, il quale si augura che questa venga fuori quando qualcuno la guarda. Se non ci prepariamo a questa osservazione, soprattutto a livello mentale e percettivo, quello che vediamo è poco”. Insieme a Burri hanno realizzato opere elaborate col nero anche artisti documentati in mostra, come Agnetti, Bassiri, Bendini, Castellani, Fontana, Hartung, Kounellis, Lo
Savio, Morris, Nevelson, Nunzio, Parmiggiani, Schifano, Soulages e Tàpies. Ciascuno con modalità, intenzioni e valenze diverse, tutti tuttavia capaci di suscitare nel visitatore stati d’animo, percezioni e sensazioni differenti. Infine, all’insegna del Nero e della caecitas
è rivolto anche il sentimento dei poeti per significare lo sguardo interiore della “veggenza” psichica e poetica all’opposto di quella fisica. “Burri e altri grandissimi interpreti del secondo Novecento internazionale, ha concluso il Presidente Corà, riuniti agli ex Seccatoi per una mostra che non ha precedenti”. A spiegare com’è nata la mostra e come si è legata al mondo dei non vedenti è stato Gregorio Battistoni, Presidente di Atlante Servizi Culturali. “La mostra La Luce del Nero nasce con un intento ben preciso: la partecipazione dei non vedenti alle mostre temporanee e il permettere a questo pubblico di interagire e comprendere l’arte”. Quella contemporanea in questo caso. La Luce del Nero è stata realizzata nell’ambito del programma “Europa Creativa 2020” con il progetto “Beam Up” (Blind Engagement In Accessible Museum Projects 2020-2023), uno dei 93 progetti cofinanziati tra i 380 presentati dai 34 Paesi europei aderenti. Al progetto, oltre alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ed Atlante Servizi Culturali, hanno inoltre collaborato come partner la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano per tutti gli aspetti inerenti alla disabilità visiva; The Glucksman museo di arte contemporanea nel campus dell’Università di Cork (Irlanda) e il MSU Muzej Suvremene Umjetnosti, Museo di Arte Contemporanea di Zagabria, per il settore museale.
Battistoni ha sottolineato la realizzazione di un bellissimo catalogo “concepito proprio per non vedenti e ipovedenti” e l’importanza di accogliere le scuole in visita alla mostra. Inoltre, dal 24 aprile ogni domenica sarà possibile partecipare a visite guidate su prenotazione organizzate proprio da ragazze non vedenti. Presenti in conferenza anche Francesco Cusati, Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e Loretta Secchi, Fondazione Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, che hanno lodato l’iniziativa e la bella collaborazione che è nata tra gli Enti in questi mesi di lavoro. Importante per loro, in una vista ad un museo, è il poter toccare ciò che gli altri vedono: “Il tatto è un senso estremamente importante per una persona con una disabilità visiva e in questa mostra lo si potrà fare”. Nadia Bredice e Debora Tramentozzi, le ragazze non vedenti che hanno attivamente collaborato alla realizzazione di questa mostra, hanno manifestato tutta la loro soddisfazione per la riuscita dell’evento. “Dopo aver studiato l’arte classica e moderna, pensavamo che il mondo dell’arte fosse finito lì e che per noi non ci fosse più nulla scoprire, capire ed apprezzare. Invece, grazie a questo progetto, abbiamo avuto modo di entrare in questo mondo fantastico che è quello di Burri e dell’arte contemporanea. Il genio di Burri, hanno concluso, è davvero per tutti”.

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