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Le smart city non sono lustrini e paillettes, ma aiutano il verde, i giovani e fanno bene alla salute. Perugia parte, le altre città umbre si affrettino

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | L’assessore dell’amministrazione Romizi, Giottoli: «Concentriamo tutta una serie di dati per venire incontro alle esigenze reali dei cittadini». E vara il primo cruscotto sulle aree verdi. Le rivoluzioni annunciate della Medicina 4.0 e dei trasporti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Le smart city? Non sono lustrini e paillettes dell’innovazione tecnologica. Ma roba seria, vera che cambia la vita della gente. Esempi? Smart city significa realizzare, diciamo, dei cruscotti da visualizzare quando c’è da risolvere un determinato problema. Il computer memorizza una serie di dati che riguardano per esempio il verde in città (è questo che sta facendo Perugia, pronta a partire con i progetti dell’assessore Giottoli).

L’amministrazione potrà avere, con una sola schermata, un quadro esatto di tutte le situazioni, quartiere per quartiere. Qui manca un giardino, qui se ne potrebbe fare facilmente uno nuovo. Qui ancora non ci sono giochi per bambini nell’area verde, qui invece sono rotti e vanno sostituiti. Ok?
Sentite il gran cerimoniere del debutto di Perugia come smart city, assessore Gabriele Giottoli: «La città smart può contare su una serie di dati precisi in base ai quali possono essere effettuati interventi mirati. Pensate al sindaco e agli assessori che hanno ics soldi da spendere in aree verdi. Accendono il “cruscotto”, vedono davanti a loro la situazione della città, programmano interventi rispetto a bisogni reali e alle risorse a disposizione».
Non di solo verde, ovviamente, vive la smart city.
«Immaginate – dice ancora Giottoli – che si voglia venire incontro ai bisogni dei ragazzi. Non è un’ipotesi di scuola. E’ una mia personale fissazione. Noi incrociamo tutti i dati possibili su dove si spostano i giovani, dove vanno a incontrarsi, che bisogno hanno di trasporto, di aiuto alla loro socialità. Pronti: tutto in una schermata».
Che facciamo? Saltiamo le buche sulle strade?
«Non sia mai. Ma qui è perfino più facile e intuitivo. L’amministrazione Romizi a Perugia ci sta lavorando da tempo, smart o non smart. Ma il vantaggio è evidente: evitiamo di lasciare zone con strade nel degrado, oppure possiamo decidere di completare aree in determinati quartieri. Fino a esaurimento delle risorse previste. Ma queste risorse possono essere certamente razionalizzate e si possono ottenere risultati migliori».
Giottoli è pronto a infiocchettare e presentare tutti i ritrovati smart per la sua Perugia.
Ma a chi ha ancora dei dubbi e pensa che sia un ricciolo di burro sopra la torta, basta ricordare che la sanità del futuro, quella che già da oggi sta per nascere, si svilupperà su un supporto digitale.
Tutti hanno sentito parlare di Medicina 4.0, che già guarda verso una Medicina 5.0. Fin da ora ci sono sperimentazioni. Tutte si basano su cruscotti che indicano con chiarezza dove sono i malati da seguire a casa, dove le apparecchiature che sono state distribuite, dove i centri che possono essere coinvolti in caso di emergenza. Secondo un criterio razionale di distribuzione tra reali bisogni e territorio che non è più un domani ma già un oggi.
«Da qui si deve partire – conclude Giottoli – per andare incontro alle reali esigenze della gente».
E allora via con Perugia e poi in ogni situazione di città umbra dove si possano avere vantaggi specifici dalla rivoluzione smart. Senza che sia una sorta di vuoto slogan, ma carne e sangue tecnologico per un futuro a misura di cittadini.

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