di Angelo Drusiani
PERUGIA – Mese di svolta o di conferma? Non per gli sviluppi bellici, ma per quelli legati ai mercati finanziari. Ancorché in questa fase i due mondi siano strettamente legati, il focus di chi ama investire i propri capitali accantona, per qualche giorno, le vicende dell’est europeo per concentrarsi sulle vicende societarie. O, meglio, sui comunicati che le principali società del vecchio e nuovo continente renderanno noti nel corso delle prossime settimane. Il cui contenuto, come accade ad ogni trimestre, per le società quotate nelle varie Borse sparse per il mondo, è l’anima stessa delle aziende, l’andamento del fatturato e il relativo risultato in termini di utili.
C’è ottimismo tra gli analisti finanziari! La ragione? I buoni risultati che molte società hanno ottenuto anche nella fase più difficile della pandemia e che nulla esclude possano venire riconfermati. Sarà, come si suole dire, un brodino caldo in un momento di freddo o il viatico per un ritorno a situazioni più vicine alla normalità? Non proprio un brodino caldo, ma potrebbe essere la conferma che l’imprenditoria, sia europea, sia di altri continenti, sa reagire anche alle situazioni più complesse e inattese.
Anche se, in realtà, non è la guerra in atto nell’estremo oriente del vecchio Continente il principale problema per il sistema finanziario, al di là delle tristi vicende umane che caratterizzano ogni conflitto armato. È l’enorme grado speculativo che fa riferimento ai prezzi delle materie prime, il cui livello ha dato la stura a tassi inflazionistici ormai dimenticati. Ma che si sono riproposti con una forza del tutto inaspettata. Con una prospettiva, la più preoccupante, di restare a lungo a valori eccessivi, in grado di ridurre la propensione ai consumi anche delle persone più votate al cosiddetto consumismo.
Per frenare inflazione a valori di poco inferiori alle due cifre, a Washington la Banca Centrale pensa già di aumentare il tasso di riferimento per ben due volte, tra inizio maggio e metà giugno prossimi, per il valore complessivo di un punto. Decisione che potrebbe avere riflessi negativi immediati soprattutto sui titoli governativi e sulle obbligazioni societarie, per poi cambiare di tono, se, come potrebbe verificarsi in tempi ravvicinati, una riduzione iniziale dell’incremento stesso del costo della vita si manifestasse.
In Eurozona, il dibattito sta prendendo corpo. Tra chi ritiene che il valore dell’inflazione potrebbe rientrare già nei prossimi mesi e chi, al contrario, vorrebbe che anche la Banca Centrale Europea, come già la Banca d’Inghilterra o la stessa Federal Reserve, intervenisse aumentando il valore del tasso di riferimento, ancora fermo allo zero, già da molti mesi.
Ma non finisce qui: e le sanzioni comminate alla Russia? Che faranno male a Mosca, ma non faranno un gran bene a chi le applica, purtroppo. Perché l’interscambio commerciale tra i Paesi dell’Unione Europea a la Russia stessa genera fatturati e, di conseguenza, utili molto interessanti. Sanzioni che, probabilmente, non verranno certo tolte in tempi brevi. Qualcuno obietta che vi potrebbero essere triangolazioni tra diversi Paesi, in grado di lenire i problemi a chi è destinatario delle sanzioni stesse, ma è un argomento per 007!
Potrebbe l’esito delle prime trimestrali aziendali di quest’anno ridurre il peso degli elementi negativi elencati? Sì, almeno in parte, perché sarebbe l’ennesima dimostrazione che l’uomo non si ferma e non si fa distrarre anche da vicende difficili e complesse. Vicende che, nel corso dei secoli, hanno caratterizzato la vita del globo terrestre. E che hanno portato a mutamenti dell’esistente non trascurabili. Come avverrà in prospettiva. Perché non bisogna mai adagiarsi sule conquiste, ma cercarne di nuove. Che, ora, volenti o nolenti, bussano alla porta dell’umanità!


