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Economia, i rischi del 2022/Su Pil e occupazione la scommessa è riuscire a restare agganciati alla media nazionale

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Numeri alla mano e al di là delle polemiche stantie, la locomotiva Umbria dopo essere ripartita non si è fermata, anche se spaventa l’inflazione. E i conti della sanità migliorano (-26 milioni) rispetto a disequilibri strutturali del passato

di Marco Brunacci

PERUGIA – È il momento dei numeri, che di solito hanno poco appeal.
Quindi, per fare un buon servizio ai lettori riduciamo interventi e successivo dibattito in Assemblea legislativa tra maggioranza e opposizione a poche linee essenziali.

I conti in tasca alla sanità umbra. Ridotti all’osso, lasciando stare le polemiche e la propaganda, gli strepiti di ogni tipo, le cose certe le ha dette, citando il Ministero competente, la presidente Tesei: c’era un disequilibrio (però strutturale) dei conti (non un buco di bilancio, e su questo tutti d’accordo con il Pd Paparelli) della sanità umbra. In crescendo negli ultimi tre anni del centrosinistra si è arrivati fino ai 42 milioni dell’ultimo anno, che sono stati ridotti – ha confermato Tesei – dall’attuale Giunta a 26, in virtù di interventi mirati.
I conti, pur con questo disequilibrio, consentivano evidentemente comunque di considerare l’Umbria Regione benchmark.
È altrettanto evidente però che da questo squilibrio bisognava rientrare.
Per le spese extra dovute al Covid l’Umbria ha invece dovuto utilizzare 8 milioni, perché il Governo non ha compensato del tutto questi interventi. Otto (più 1,6 ma del fondo di garanzia) sono relativamente assai pochi rispetto a quanto hanno dovuto mettere a bilancio tutte le Regioni italiane, ha concluso Tesei, con l’aggiunta che l’Umbria ha avuto eccellenti performance nella lotta al Covid, come attestato anche dal fatto essere stata zona bianca tra le primissime e più a lungo.
Questo basterà a chiudere una polemica ormai stantia e tanto noiosa? Tenendo presente tra l’altro che è stata Tesei ad affermare alla fine che comunque in sanità il valore da perseguire sono i buoni servizi ai cittadini, non solo i buoni bilanci.
Indichiamo temi migliori per le prossime polemiche: il piano contro le liste d’attesa, la definizione razionale delle mission degli ospedali umbri, il ritorno a un efficiente medicina del territorio, il completamento del Piano sociosanitario, la corretta attuazione della Convenzione Regione-Università.
Ora il punto sull’economia, ridotto all’osso.
Dato per letto il capitolo 23 dell’Apocalisse che tutte le volte e su qualsiasi argomento scrive l’inarrestabile consigliere M5s De Luca. Lasciando qualche secondo di tempo ai superstiziosi per fare gli scongiuri che ritengono, si arriva ai numeri certi.
Tesei elenca: nel 2020 la resilienza del tessuto sociale ed economico ha consentito di far tornare il PIL umbro vicino alla media nazionale. Obiettivo centrato nel 2021, anno nel quale si e’ arrivati a una crescita tra il 6 e il 6,6%. Esattamente la media nazionale anche sopra la.media del Centro Italia.
Nel 2022 ci sono le premesse perché l’Umbria resti agganciata a questo trend, dopo aver scontato, insieme a tutte le Regioni, il sicuro rallentamento dell’economia dovuto a inflazione e guerra.
A questo punto le spiegazioni sulla frana del Pil nel periodo 2010-2019 o sui motivi dell’attuale successo possono essere anche varie, a seconda delle posizioni politiche. Ma questi sono i dati.
E un altro dato molto rilevante e altrettanto certo è quello sull’incremento dell’occupazione. Tesei intesta Pil e occupazione alle politiche del suo Governo «per quel che un governo regionale può mettere in campo».
Ognuno può pensarla come vuole e dare i meriti a chi preferisce, ma la riduzione al 6,6% del tasso di disoccupazione è migliore di 3 punti della media nazionale.
Cosa resterà di questo dato dopo la gelata del 2022? In tanti scommettono che il dato è meno instabile di quel che si dice e potrebbe mantenersi su livelli buoni.
Mentre semmai è da tener presente la preoccupazione espressa da Tesei sugli effetti umbri dell’inflazione. Come ha ricordato la governatrice, «l’Umbria è terra di redditi fissi, l’inflazione ha conseguenze pesanti».
Conclusione: i numeri consentono qualche spiraglio di ottimismo ma certo che la situazione è complicata. Servono ancora massima attenzione e tanto lavoro. Ma anche qualche acino di buona sorte.

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