Furti in case e negozi da 150mila euro: nessun piano, le vittime scelte a caso

Otto arresti della polizia, recuperata parte del bottino: il resto è già all’estero

PERUGIA – Due bande, cinquanta furti e due rapine, undici indagati, controlli in cinque province e sei mesi di indagini. Questi i numeri dell’operazione che ha portato anche agli otto arresti compiuti dalla squadra mobile di Perugia nei confronti di due gruppi di cittadini albanesi indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere, furto pluriaggravato e rapina impropria.

L’operazione – che ha interessato le province di Perugia, Caserta, Brescia, Trento e Udine ed è stata anticipata dal Corriere dell’Umbria – ha visto la Mobile guidata da Gianluca Boiano impegnata con il supporto delle squadre mobili territorialmente competenti e i reparti Prevenzione crimine Umbria/Marche e Campania.
Le indagini, come spiegato dal questore Giuseppe Bellassai e dal procuratore capo Raffaele Cantone, sono state avviate nel novembre 2021, in seguito alla recrudescenza dei furti in provincia e hanno permesso di raccogliere prove sull’operatività nel Perugino di due distinti sodalizi criminali (uno di sei e il secondo di cinque membri), dediti a furti in negozi e abitazioni.
Tutto è iniziato da un’attività sospetta notata a Sant’Enea con un andirivieni di cittadini albanesi provenienti da Caserta che soggiornavano a Perugia solo nel fine settimana, in concomitanza con il verificarsi di una serie di furti. In un’altra casa di San Fortunato della collina era stata notata la presenza di altri albanesi che uscivano all’imbrunire e tornavano in tarda serata: orari anche in questo caso compatibili con altri furti.
Da qui, la polizia ha organizzato appostamenti, monitoraggi con gps, telecamere di sorveglianza ma anche intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno consentito di acquisire i gravi indizi nei confronti dei due gruppi, considerati autori di una pluralità di furti commessi nel Perugino: oltre 50 furti e due rapine compiuti tra novembre e marzo.
Nel provvedimento di custodia cautelare, il giudice ha messo in evidenza come «i componenti dei due gruppi – spiega una nota della procura – siano risultati dediti, in forma professionale, alla reiterata e indefinita commissione di reati contro il patrimonio, avendo predisposto una struttura organizzata dotata di uomini, con ripartizione di compiti e di mezzi materiali». A partire dalla casa impiegata come base, i cellulari con schede cambiate in continuazione, ricetrasmittenti, strumenti da scasso e diverse auto.
Secondo la nota della procura, gli obiettivi non erano nemmeno predeterminati in partenza, ma venivano di volta in volta scelti in base alla facilità del colpo. Colpi che tra gioielli, soldi, tabacchi, valori bollati, gratta e vinci e vestiti firmati, avrebbero fruttato oltre 150mila euro: ricavato che sembra già essere stato trasferito in gran parte in Albania.
Degli 11 soggetti, otto sono stati arrestati e tre risultano irreperibili. Oltre agli arresti sono state eseguite perquisizioni che hanno consentito di rinvenire e sequestrare telefoni, arnesi da scasso, circa 4mila euro in contanti e diversi orologi di valore.

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