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La cura dei pazienti? Inizia con l’ascolto

A Perugia il convegno regionale “La medicina narrativa nella pratica clinica: esperienze umbre a confronto”

PERUGIA – La cura? Inizia con l’ascolto dei pazienti. È quanto emerso durante il convegno regionale “La medicina narrativa nella pratica clinica: esperienze umbre a confronto”, svolto nell’aula magna del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Perugia alla presenza di oltre 300 tra medici, operatori sanitari, socio-sanitari ed educativi, provenienti da tutta l’Umbria e di numerosi studenti universitari dei corsi di laurea sanitari. Erano presenti il direttore del dipartimento di Medicina della università di Perugia Nicola Talesa, il direttore della sanità regionale Massimo Braganti e il direttore generale facente funzione dell’Azienda ospedaliera di Perugia Giuseppe De Filippis.

La medicina narrativa (Narrative Based Medicine), ha visto il suo esordio dagli anni ’90 ad opera della fondatrice Rita Charon, medico internista e docente di Clinica medica alla Columbia University di New York, fondatrice del Program of Narrative Medicine per poi diffondersi in tutto il mondo: assunto centrale è la relazione tra medico e paziente che consente di dar vita ad un approccio consapevole e partecipato, che conduce alla migliore compliance terapeutica, ossia alla adesione del paziente alla diagnosi e alla terapia.
L’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO) ha pubblicato nel Settembre 2016 un documento per l’applicazione dei metodi narrativi da recepire nei diversi sistemi sanitari nazionali, ed anche in Italia, dagli anni 2000 è cresciuto in modo esponenziale l’interesse nei confronti della Medicina Narrativa, che ha visto confluire nella Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMEN) numerose esperienze di laboratori formativi, progetti di ricerca scientifici ad opera di aziende sanitarie e universitarie su tutto il territorio nazionale che l’ hanno inserita nei loro programmi di sviluppo e performance aziendali come strumento di ricerca per identificare i bisogni dei pazienti e progettare percorsi diagnostici e terapeutici.
«Anche in Umbria c’è stato un fiorente sviluppo dell’approccio narrativo – spiega la dottoressa Maristella Mancino dell’Azienda Ospedaliera di Perugia – ad opera di professionisti che anche in occasione di questo convegno si sono ritrovati per mettere insieme le esperienze realizzare in tutte le quattro aziende sanitarie regionali, rappresentate dalle due aziende ospedaliere e dalle due aziende sanitarie locali dell’Umbria». «La crescente importanza del rapporto tra medici e pazienti – ha aggiunto Mancino – risponde all’esigenza crescente di garantire la personalizzazione delle cure nella narrazione sia del paziente sia di chi se ne prende cura: ampiamente dimostrato che questo approccio riveste effetti benefici anche sugli operatori sanitari, consentendo di raggiungere obiettivi quali la prevenzione del burnout, il rafforzamento del team e la riduzione del rischio clinico e del rischio di contenzioso». «Un’organizzazione ricca di contenuti, esperienze e riflessioni per il futuro, – ha sottolineato Stefania Polvani, una delle relatrici – che ha sottolineato come gli strumenti della Medicina Narrativa vanno appresi in modo scientifico e strutturato, affinché su queste esperienze reali si possa applicare un metodo scientifico e rigoroso che le valorizzi e contribuisca a rivedere i percorsi di cura e le organizzazioni sanitarie».

Ospiti d’eccezione al convegno di Perugia oltre la presidente della Simen Stefania Polvani, il responsabile scientifico Paolo Trenta, Alfredo Zuppiroli che nella sua lectio magistralis ha ben raccontato le “Trame della cura” ovvero come le cause naturali delle malattie s’intrecciano con i loro significati personali, i risvolti sociali, le scelte organizzative e le politiche sanitarie. Tra i fattori determinanti della salute, sempre la dottoressa Mancino ha ricordato come «rivestano un peso fondamentale anche le condizioni ambientali, socio-economiche e culturali, per cui, se a livello individuale si richiede un crescente impegno delle persone nelle scelte di cura, a livello collettivo è necessario che in tutte le decisioni politiche vi sia una rigorosa attenzione alle conseguenze sulla salute».

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