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Mamma mia, come potevo cadere in basso. L’Università del quinquennio 2015-2019 precipita, ma la nuova governance è riuscita già a cambiare il trend. Con ottime prospettive

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | I cattivi risultati della passata gestione dell’Ateneo in quanto a dipartimenti di eccellenza, ricerca a e Terza missione, resi noti causa Covid solo in questi giorni, hanno messo in risalto il cambio di rotta di Oliviero&co. A settembre il test del ritorno dei 30mila studenti in presenza

di Marco Brunacci

PERUGIA – Mamma mia, come potevo cadere in basso. Stando alla fotografia scattata al Ministero per definire il panorama italiano dei Dipartimenti di eccellenza e della valutazione della qualità della ricerca (VQR), una definizione pomposa e ridondante ma stavolta con un qualche senso pratico, risulta che l’Università di Perugia nel quadriennio 2015-2019 ha perso per strada una metà delle eccellenze rispetto al quinquennio precedente.

Per buona sorte con l’arrivo del nuovo rettore (Oliviero) e del suo staff – ma questo è un vero inside – si è invertita rapidamente la rotta e ci potrebbero essere presto belle sorprese.
I VQR sarebbero una sigla appena un po’ minacciosa, ma una tra le altre e, come tutte, incomprensibili, roba da maghetto Harry Potter, non fosse che siano accompagnate da finanziamenti per ricerca che non possono essere persi se vuoi stare al passo con i migliori atenei.
Per questo uno dei primi atti della nuova governance universitaria è stato proprio quello di definire le criticità che hanno portato a questo cattivo risultato.
E subito si è pensato a un reclutamento sbagliato e agli scarsi investimenti di bilancio nella ricerca e nella cosiddetta Terza missione.
Dicono che agendo su queste due leve, la governance attuale ha già posto le condizioni per una rivalutazione dello Studium perugino, che potrebbe prestissimo tornare a livelli pre 2015 e addirittura migliorarsi ulteriormente in tempi brevi. Pensate con quale scorno per i pochi irriducibili, giapponesi nella giungla, che ancora remano contro l’attuale dirigenza universitaria.
Ma il tema resta delicato. Il rilancio è previsto per settembre, quando arriveranno – sempre che tutto vada per il verso giusto, come ci si deve tutti augurare – 30mila studenti di nuovo in presenza per una seconda giovinezza dell’Ateneo perugino. Mancare finanziamenti sarebbe inammissibile.
Tanto più che Oliviero&co. vanno giustamente orgogliosi per la qualità e anche la quantità dei fondi che riescono a captare con una accorta politica sui tavoli nazionali e internazionali.
E allora eccovi qua squadernata la nuova strategia per non perdere questi finanziamenti:
1.puntare sul reclutamento sempre nazionale e con l’unica stella polare del merito
2.riorganizzare in maniera radicale Ricerca e Terza missione con massima attenzione ai più avanzati standard internazionali, tenendo presente che l’incremento delle risorse investite sulla progettualità e le infrastrutture di Ateneo è già superiore del 400% in 3 anni.
Ma perché si discute oggi del quinquennio infelice 2015-2019 che è storia remota, di prima della glaciazione del Covid, e comunque da dimenticare il prima possibile?
Perché i risultati di quel quinquennio sono stati resi noti dal Ministero, per colpa del Covid, in questi giorni, con tanto di retrocessione dell’Ateneo perugino rispetto a questi criteri. In realtà, non ci fosse stato il Covid, il report sarebbe stato diffuso nel 2020.
Tant’è che per il prossimo bisognerà attendere un paio di anni. Allora si avrà l’ufficializzazione del recupero di posti in classifica della governance Oliviero. Per ora bisogna fidarsi delle indiscrezioni, tutte molto promettenti.

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