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Umbriafiere rinasce, un po’ rassegne innovative e un po’ “PalaMandela”. E fissa i nuovi confini della “Grande Perugia”. Ecco il progetto

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | La Regione rilancia il Centro fieristico che delimita a sud il capoluogo che si espanderà, in un continuum di servizi e infrastrutture, tra aeroporto, nuovo centro commerciale di Collestrada con relativa stazione ferroviaria, nodo e nodino stradale. Il Romizishire si espande e “cinge d’assedio” Assisi

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il progetto? Qualcosa di diverso dal solito restyling di una vecchia struttura. L’idea che c’è sotto è quella della “Grande Perugia”, il centro e il suo hinterland, per rendere più luminoso il Romizishire, in questa fase finale del principato, e nel contempo meno ampio il regno della regina di Assisi, Proietti, prossima avversaria della Tesei per la corsa alla Regione, sempre che le cose non cambino.

Di cosa si tratta? Seguiteci: si parte da Umbriafiere, polo fieristico della prima Repubblica dell’Umbria, all’inizio feudo del manager rosso Maschiella, campione della Bastia che produce e mette in banca profitti (da record nazionale). Cresce tutto intorno all’agricoltura e alla zootecnia, ma questo brand riesce a prendersi uno spazio in Italia.
La prima Repubblica dell’Umbria finisce per afflosciarsi, per mancanza di idee e di prospettive, di “spinta propulsiva”, come dicevano i maestri della sinistra, dagli inizi degli anni 2000. Ma qui ci sta un evergreen come l’ex sindaco di Bastia, Bogliari, che mantiene Umbriafiere a galla, un colpo di pagaia a sinistra e uno a destra.
Umbriafiere, il polo fieristico regionale, non affonda neanche nel periodo Covid ma certo che è messo male il giusto. Non per colpa di Bogliari, il quale gioca in difesa, tappa le falle, butta via l’acqua da dentro la canoa.
Umbriafiere è anche una delle teste del Moloch delle società partecipate. Questa battaglia è una dei successi dell’attuale governance regionale e ci mancherebbe a non riconoscerglielo. E così via alla cura: si contano i soldi, si ricapitalizza, e poi si indica la nuova mission. Con l’obbligo di fare debiti e di metterci impegno per far funzionare le strutture.
Perchè le strutture ci stanno. Soprattutto se non ci si ripiega sugli animali di Agriumbria e, dall’altra parte, non si decolla per improbabili voli pindarici su padiglioni futuribili che costano un’occhio della testa e che qui non hanno la storia giusta per entrare nell’orbita dell’extra digitale.
Si ricostruisce così, in questi ultimi due anni, la società, si mette Stefano Ansideri alla guida, come da tradizioni della prima Repubblica (l’ex sindaco di Bastia), si tiene anche Mencaroni della Camera di commercio nel cda, anche se qualcuno dei suoi sbuffava, si ascoltano le voci di quelli che vogliono mantenere un ruolo all’uscente Bogliari, il traghettatore dalla Prima alla seconda Repubblica, che sarà ancora della partita, con la sua esperienza e le sue doti..
Mission? Guarducci ci porta un po’ di Eurochocolate, altre idee di rassegne già crescono, e poi attenzione (stia attento anche il Lyrick) ecco il posto giusto per realizzare il “Mandela” dell’Umbria, l’ampia struttura fiorentina per concerti al coperto che consente di organizzare eventi da migliaia di persone in tutte le stagioni dell’anno.
Il Nuovo Polo Fieristico è così servito. I lettori di Umbria7 non ne possono più di sentire cosa succederà nel prossimo futuro in quanto a realizzazioni delle infrastrutture in questo fazzoletto di Umbria che va da Perugia città a Santa Maria degli Angeli.
Ma qui serve ancora una volta elencarle, magari solo per titoli: la nuova stazione ferroviaria di Collestrada al servizio di Umbriafiere e dell’aeroporto San Francesco, il nodino e il futuro nodo con le strade che consentiranno di raggiungere Perugia senza invecchiare in macchina (anche l’onorevole Prisco presto se ne renderà conto), l’aeroporto che diventa scalo di riferimento nazionale e internazionale da piccola installazione in un deserto di infrastrutture che era (e non a caso Umbriafiere dovrà essere gestito da una società in tutto per tutto modello Sase), il nuovo super centro commerciale sempre a Collestrada.
Eccovi plasticamente l’immagine della nuova Perugia: l’acropoli, le pendici della collina con i suoi quartieri storici e finalmente un hinterland degno di un capoluogo di regione.
Magari è un progetto che cresce per davvero e diventa un blocco di servizi e infrastrutture. La “grande Perugia” dai molti poli, senza che ci sia la grande fabbrica di riferimento o l’attività dominante.
Per il principe riconosciuto del Romizishire, l’attuale sindaco Andrea Romizi, c’è però tanto da lavorare insieme con la Regione, in questa fase finale del suo mandato, soprattutto per rendere più stringenti i tempi, meno farraginosa la macchina delle decisioni, con meno “stop&go” la sua azione di governo. Magari gli potrebbe servire perfino un rimpasto di giunta (come probabilmente serve alla Tesei) se l’obiettivo si mantiene questo, grande e di prospettiva.

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