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Verso le elezioni/Narni, Cecilia Cari: «Il coraggio di cambiare è donna»

Parola alla candidata sindaco sostenuta da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Rinascimento con Sgarbi e Civici. Tra turismo e lotta alla crisi

di Aurora Provantini

NARNI (Terni) – “Il coraggio di cambiare” ha un nome: Cecilia Cari. Mamma, moglie, imprenditrice (nel commercio), corre per la poltrona di primo cittadino con il sostegno di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Rinascimento con Sgarbi e Civici. Il suo slogan, il cambiamento, non è solo questione di genere. Tantomeno solo questione politica. «È l’una e l’altra cosa insieme».

E da dove inizierebbe?
«Da un luogo fisico: da Palazzo dei Priori, che è sede dell’amministrazione comunale e degli uffici tecnici. Anzitutto mi piacerebbe conoscere, una ad una, le persone che lo abitano, interagire con loro, capire i meccanismi interni per creare un clima collaborativo. Poi vorrei indagare sul sistema di qualità dei servizi che vengono offerti. Credo che i cittadini debbano poter esprimere il gradimento dando un punteggio».
E dopo aver rinnovato le “stanze” di Palazzo dei Priori in che direzione andrebbe, da sindaco?
«In quella che porta ad un miglioramento estetico della città. Narni è bellissima. Ma appare trasandata. Sono convinta che risistemando la segnaletica e le tante cose trascurate, la cartellonistica informativa promuovendo il nome di Narnia, possa subito migliorare. Un lampione, quando è pulito, fa più luce. Così i vicoli, quando sono ordinati, diventano magici. E per le frazioni vale lo stesso criterio, perché la cura dei dettagli deve arrivare ovunque».
Cos’ altro cambierebbe?
«Moltissime cose. Il modo di approcciare la promozione turistica, ad esempio. Narni ha un patrimonio storico e naturalistico di grande valore ma non svolge alcun ruolo centrale. Per questo occorre riannodare una stretta rete di rapporti con i Comuni vicini mettendo al centro Narni. Gli investimenti vanno fatti subito, per avere i risultati tra qualche anno. E per risultati intendo un’offerta turistica più ampia, una capacità di programmare mostre, festival e convegni per attrarre flussi. Il turismo mordi e fuggi non porta ricchezza al territorio, per questo si deve pensare più in grande, si deve fare in modo che a Narni si resti almeno una settimana».
Quindi i festival sono pochi?
«I festival di Anais Lee e di Cristiana Pegoraro, non sono pochi, perché sono kermesse di qualità dirette ad un pubblico specializzato. Ma ce ne vorrebbero altri, trasversali, magari più alla portata di tutti. Mi spiego meglio: è un peccato che Narni viva di cultura solo due mesi l’anno, dati dalla somma delle giornate dei singoli eventi compresa la Corsa all’Anello». Dobbiamo coinvolgere tutti i cittadini alle iniziative della città, alzare il livello culturale e la partecipazione attiva.
La sua storia professionale racconta anche quella della città. Lei, commerciante, fu costretta 14 anni fa a lasciare il centro storico per continuare a lavorare. Ci spiega cosa è successo?
«La politica del passato ci ha costretti a fuggire. Ed oggi il commercio in centro soffre, i negozi di prossimità sono spariti, Narni Scalo è diventato il vero polo commerciale cittadino, e dentro le mura sono rimasti anziani e studenti universitari. È necessario riportare i residenti in centro».
E come convivono anziani e giovanissimi?
«Non benissimo. L’Università ha un ruolo di sviluppo economico, culturale e sociale, considerevole, e ha bisogno di servizi per gli studenti. Ma, parallelamente, vanno progettati anche nuovi servizi per gli anziani. Ritengo che occorra recuperare le politiche di programmazione del sociale. Indispensabile sarà la nomina di un promotore sociale che possa ricucire e sistemare la fitta e complessa rete dei bisogni dei territori cercando di destinare le risorse esistenti ad iniziative di prevenzione e contrasto delle problematiche di carattere sociale».
Parliamo di sanità.
«Già, parliamone. Avevamo un punto nascite d’eccellenza. E non solo quello. All’ospedale di Narni, fino a qualche anno fa, ci si veniva per essere visitati all’istante accedendo dal pronto soccorso, riconvertito anche quello in punto di primo soccorso, che vuol dire che se ci si sente male dopo le ore 20 si deve andare al Santa Maria di Terni. Ma dico io, che città turistica sarebbe questa? Come si può pensare di non prestare soccorso ad un turista? Occorre garantire la piena operatività dell’ospedale esistente in attesa che si attui il nuovo. Il progetto esecutivo e il bando di assegnazione dei lavori del nuovo ospedale dovranno essere al centro di ogni iniziativa politica amministrativa da perseguire con Asl e Regione, tenendo sempre conto che la sanità si sviluppa mantenendo il controllo e la sinergia con la medicina di base. Penso che vada attuato subito un progetto di ospedalizzazione a domicilio e pensare a delle farmacie di prossimità. Sarebbe un grande vantaggio per la popolazione assistita, ed un alleggerimento per il sistema ospedaliero».
Per il resto, per combattere la crisi, cosa prevede il suo programma?
«Prevede una riconversione industriale nel settore delle energie rinnovabili. Penso per esempio all ‘agro fotovoltaico, l’agricoltura deve tornare a svolgere un ruolo di complemento all’economia cittadina. Poi molto altro: dal biologico al florovivaismo. Oggi un sindaco deve essere una guida, non deve essere un amico e rincorrere gli umori popolari».

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