di Marco Brunacci
PERUGIA – Di corsa. Il van può stare 10 minuti. Giù le valigie, cercare i carrelli, Qui sono finiti. Provare più avanti, ancora di più. Ecco che ne tornano due. Via, si parte per i 200 metri piani con il carrello in versione da corsa, nuova disciplina olimpica. Bagagli caricati, il van può andare, ma altri van premono e vanno giù di clacson. Bisogna liberare subito la corsia dai carrelli ricolmi.
Si aprono le porte scorrevoli del terminal. Sono le 10 di mattina. Si mostra, plasticamente, tutto intero un sinuoso serpentone ininterrotto di persone che, dall’espressione, se ne sono fatte una ragione già da qualche tempo. Forse ore. Un passo alla volta, chi verso il check in, chi verso – i più fortunati – verso il controllo passaporti, sperando di superare la barriera umana che conduce al controllo del bagaglio a mano prima che decolli il proprio volo.
Con tanta gente e due carrelli stracolmi che si fa? Per fortuna ci sono i bambini, il check in digitale e la business class. Si superano così due dei tre sbarramenti, ma prima di arrivare a incrociare di fioretto il romanesco scettico dell’addetto, bisogna esibire le prove: bambini in lacrime, biglietti iper prenotati, business.
Via, verso il percorso priority. Da ridere. E’ intasato. Scusi, scusi, dovremmo passare, parte il volo. Se sul tragitto trovi viaggiatori stranieri puoi farcela, gli italiani poco più che fanno mezzo passo di lato. Finalmente si saltano gli sbarramenti residui, tra ancate e gomiti in faccia che neanche Bonucci con Messi.
Via di corsa al gate. E’ cambiato. Quando? Un momento fa. “Guardi che è stato annunciato”. E chi lo ha sentito in questa bolgia infernale riservata ai poveri viaggiatori nel Leonardo da Vinci dell’epoca post Covid, una massa impressionante, multicolore, multi accessoriata di ogni cosa, soprattutto di tutto quello che è ingombrante, che è pronta a partire, pur di partire, senza neanche sapere bene per dove.
Alla fine, come l’oasi in un deserto, si materializza all’orizzonte il gate giusto. Ma avvisaglie dicono che non è finita: altro che oasi, è un accampamento berbero quando arrivano i predoni, “Dov’è la priority?” “La priority che?”
Ma all’improvviso si capisce che Leclerc fa un baffo a un viaggiatore determinato se gestisce il passeggino e il bagaglio a mano con i nervi saldi e mantenendo la velocità giusta sulle curve più insidiose, pure sul bagnato lasciato dallo sterminatore delle bottiglie dell’acqua minerale.
E allora si entra. Interno aereo. “Buongiorno, benvenuto a bordo, ha avuto una buona mattinata?” “Signorina, ma dica la verità: non aveva proprio una domanda migliore da fare?'”.
Però è finita. Seduti, sipario, si parte.
Racconto di fantasia? No, affatto. Esperienze di un lettore, la settimana scorsa. Confermate e irrobustite da altri lettori. Motivo per cui le abbiamo riportate su Umbria7? Perchè i lettori sono umbri che vanno fiduciosi all’aeroporto di Fiumicino, pensando di fare un buon affare, partendo dal sud dell’Umbria. Soprattutto da Terni.
E di fronte a queste esperienze, anche tra i ternani, tutto di un tratto, si dissolve nell’aria, come una ungarettiana lieve voluta di fumo, il pregiudizio sull’aeroporto dell’Umbria, il San Francesco, nel territorio di Assisi, che da Terni dista 35-40 minuti di auto, più vicino di Fiumicino, e dà la garanzia che riserverà un minor numero di sorprese e un alto tasso di serenità pre-volo, più che una seduta dal professor Morelli se sei un disturbato psicosomatico.
Garantito comunque che i lettori di cui abbiamo detto sopra al prossimo volo compulseranno la lista dei voli del San Francesco, come un sommelier quella dei vini, per vedere se ce n’è uno che può venir buono per loro, pur di non scendere negli inferi del Leonardo da Vinci, corse a ostacoli per avere la pole position accanto all’ingresso del terminal, chilometri a piedi con la valigia, code infinite in ogni dove, corsie intasate, regole saltate, gate fantasma.
Chi vorrà ancora decidere di farsi inghiottire dal pesce del profeta Giona per essere sputati – forse, e in che condizioni – sul volo giusto, nell’orario giusto?
Tutti d’accordo? Venite al San Francesco dall’Umbria intera?
Beh, sì, però, vediamo.
Il San Francesco per il sud dell’Umbria, ternani in primis, viene buono (e qualche associazione magari potrebbe anche mettere mano al portafogli) se il collegamento previsto diventerà presto una realtà, con la stazione ferroviaria di Collestrada che si materializza.
E però da subito bisognerà immaginare di mettere lo scalo in una rete di collegamenti che consideri l’Umbria un unicum. La questione non riguarda tanto – e solo – chi parte, ma soprattutto chi arriva. Chi viene qui per business si organizza, ma chi viene per incoming turistico deve poter avere le stesse possibilità di visitare – senza essere costretto alle sette fatiche di Ercole – il territorio del perugino come del ternano, a partire dalla Cascata delle Marmore.
Ecco un bel tema per gli amministratori. Ci vuole fantasia e determinazione a ottenere il risultato in tempi brevi. Perchè devono mandare in gol l’assist (involontario) che arriva dagli aeroporti romani (Ciampino anche peggio di Fiumicino) in questo paio di settimane di prima estate dell’era del post Covid, con disagi a go-go e defatiganti rituali.
Ps. Ma come mai anche quest’anno, con tutto il tempo che c’era, l’aeroporto umbro non è riuscito a organizzare un volo estivo per Olbia (nord della Sardegna)? Non sembra ci sia altra spiegazione: è per partito preso.


