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Il San Valentino che non ti aspetti

Le ricerche dello storico dell’arte Giuseppe Cassio portano alla pubblicazione di un libro che restituisce al patrono di Terni la giusta identità. E che contiene gli interventi del vescovo Francesco Soddu, di monsignor Vincenzo Paglia, del critico Paolo Cicchi, oltre agli studi di Edoardo D’Angelo

di AURORA PROVANTINI

TERNI – La “scintilla” parte dallo storico dell’arte ternano Giuseppe Cassio che studia da anni l’iconografia di san Valentino. «Avevo chiuso nel cassetto alcuni appunti sparsi qua e là. Durante il lockdown ho deciso di riprenderli e ampliarli, grazie anche all’apertura degli archivi digitali dei più importanti istituti di ricerca europei. Ne è nato uno studio corposo e ricco di aspetti inediti che ha tenuto conto delle novità emerse negli ultimi anni nell’ambito delle ricerche agiografiche condotte da Edoardo D’Angelo, che ha curato con me il libro e col quale ho condiviso il lavoro e l’esigenza di pubblicarlo quasi come un atto di devozione nei confronti del santo di Terni».

Dallo studio iconografico di Cassio esce un personaggio nuovo e decisamente concreto, un evangelizzatore impegnato ad assicurare al Cristianesimo le ultime frange pagane di Roma, un incessante oratore e un premuroso taumaturgo lontano dalle leggende che nel corso dei secoli ne hanno svuotato persino l’identità originaria.
«Il lavoro prosegue idealmente quella che potremmo concepire come la “bibliotheca sancti Valentini” – dichiara Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia da gennaio 2022 – finalizzata a restituire la giusta identità ad un personaggio celeste che ha subito una dematerializzazione e uno svilimento incompatibili con la sua portata storica e religiosa». Soddu, che firma la presentazione del libro, si riferisce al fatto che in tutto il mondo san Valentino è rappresentato dai più singolari cuoricini, dalle colombine e dalle coppie di innamorati.
«La diffusione del culto di san Valentino è avvenuta rapidamente e nel corso dei secoli ha interessato l’intero mondo. Ma un rapporto fecondo tra la città e il suo patrono richiede un approfondimento di natura storica». Sono parole di Vincenzo Paglia, vescovo emerito di Terni. «Sin dal mio arrivo nella diocesi ternana – ricorda il presule consigliere della Comunità di Sant’Egidio – mi resi conto della forza del legame tra la città e il suo protettore». Era il Duemila, l’anno del Giubileo: «Ricordo ancora l’impressione che mi fece l’insegna posta all’ingresso del capoluogo umbro “Benvenuti nella città di San Valentino”». Si rese subito conto di quella grande potenzialità, monsignor Paglia. E si dedicò a valorizzare la figura di Valentino vescovo e martire, evitando di legarlo esclusivamente alla festa della promessa. «Ho impressa nella mente la sorpresa che ebbi durante un viaggio a Mosca nel trovare l’icona di “Valentino Interamna”». Era il 2003. Pochi mesi dopo, Paglia organizzava il ritorno in Russia, per portare, con una sua delegazione, una reliquia del santo a Mosca, contribuendo così ad unire oriente e occidente. Seguirono gli anni dei convegni, dei simposi e delle ricerche, che Paglia sintetizza nel libro: “San Valentino. Il profilo e l’immagine”, promosso dal Gruppo Tacconi-Ottelio con il patrocinio del Comune di Terni e della Diocesi di Terni-Narni-Amelia. Che restituisce un’immagine più nitida al santo, superando quella costruita per “reggere” una festa commerciale. «La ripresa degli studi su san Valentino – spiega Giuseppe Cassio – mi ha dato l’opportunità di collocare correttamente le oltre cento rappresentazioni artistiche di san Valentino trattate nel libro, leggendole non più separatamente come vorrebbero le tradizioni agiografiche, che hanno contribuito a duplicarlo nella veste di vescovo ternano e del presbitero romano, ma in maniera unitaria. Solo così si possono spiegare le varie mescolanze iconografiche, che spesso si sovrappongono e parlano di un unico personaggio».

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