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Partenza record del turismo in Umbria, obiettivo 7 milioni di presenze. Funzionano lo spot e l’aeroporto, dice Confcommercio. È il momento di fare il brand

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Mencaroni: «Se continua così si supera la barriera dei 6,2 milioni, per troppo tempo rimasta invalicabile». Cucinelli-Virna Lisi e l’alert sulla qualità della proposta turistica. Una rete per consentire di visitare tutte le bellezze della regione, da Assisi alla cascata delle Marmore

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’avvio è stato molto promettente e «continuando così si batte il record dei 6,2 milioni di presenze turistiche in Umbria», che «resiste da tanti, troppi anni». Parole e musica della Confcommercio regionale che non è mai stata prodiga di complimento con gli attuali governanti, ma adesso arriva a dire che «la campagna di comunicazione della Regione è stata intelligente e molto efficace, bene anche il piano di rilancio dell’aeroporto San Francesco». Di seguito: «Lavoriamo con Palazzo Donini sul nodo infrastrutture». Il presidente Giorgio Mencaroni suona la grancassa «vuol dire ridare ossigeno a tutta l’area, ansia, vasta delle attività del settore turismo».

La premessa è lunga ma indispensabile per dire che alla voce turismo l’Umbria (e, come giusto, il suo governo) si prenderanno delle soddisfazioni.
Per mitigare appena l’entusiasmo è giusto però osservare che il turismo sta andando in molte aree del Paese meglio delle previsioni, vista la gran voglia che hanno gli italiani di uscire dall’incubo Covid e anche gli stranieri di tornare in Italia.
Preso atto del clima di euforia, proviamo a inserire un’ulteriore riflessione:
1.è quanto mai necessario iniziare a lavorare su un band Umbria che prenda spunto da quello della Toscana e venga implementato, arricchito, reso più forte di campagna in campagna, che trovi nelle bellezze irripetibili di questa regione un “unicum” da vendere nel resto del mondo Si tratta di un lavoro che deve protrarsi nel tempo, certosino da un lato e mirato su obiettivi evidenti dall’altro.
2.rafforzare il brand, lavorare per vendere le bellezze dell’Umbria come un unicum significa mettere in rete tutte le aree della regione che hanno attrattività turistica elevata. Che si scenda al San Francesco e non si riesca a raggiungere le Cascate delle Marmore facilmente, attraverso collegamenti ragionati, è un ostacolo al successo della proposta turistica umbra
3.mettere in rete le aree turistiche significa dare un taglio a tutte le iniziative, in cui Comuni umbri sono stati finora campioni del mondo, parcellizzate, centrate sul proprio piccolo territorio, sul proprio minuscolo tesoretto di bellezze artistiche, architettoniche o ambientali. Il campanilismo, nel settore, non paga. E’ visione miope e va combattuta come perniciosa e inaccettabile
4.bisogna far infine tesoro anche del Cucinelli pensiero. L’imprenditore umanista di successo ormai è una sorta di Virna Lisi del Terzo Millennio, quella che aveva un bocca che può dire ciò che vuole. Nel momento in cui il principe di Solomeo si augura che in Umbria venga poco o selezionato turismo, e l’aeroporto serva un pubblico selezionato, ricorda a tutti che lui è quello che è, titolare di idee estrose ma certe volte anche stravaganti, ma anche che c’è una verità da non dimenticare: la proposta dell’Umbria è valida e attraente, se la regione non diventa una caotica Disneyland. Non ci sono gli spazi, non c’è la vocazione. A Cucinelli magari va ricordato che c’è ancora tanto spazio da riempire e tanti sentieri di montagna nei quali è difficile immaginare ingorghi, e altrettanti musei alle porte dei quali non si sono mai viste code.
I meno umanistici imprenditori del commercio sognano che il comparto turistico – dice sempre il loro leader Mencaroni – possa salire dall’attuale 13-14% del Pil umbro, al 17-18%. Magari si può anche arrivare al 20-21, ma dopo scatterà quello che da oggi chiameremo l’alert Cucinelli.
Ma se il brand funziona, la qualità vince, la rete riesce a distribuire su tutto il territorio i flussi di visitatori, le strutture si affinano, l’Umbria può avere un posto d’onore nel turismo prossimo venturo.

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