di Aurora Provantini
TERNI – L’assessore ai lavori pubblici Benedetta Salvati «fa chiarezza» sulla fontana di piazza Tacito. Almeno così dice. Svelando, di sabato, tutti i misteri in un romanzo solo. Diviso in dieci capitoli. Il titolo: “La nuova vita della fontana dello Zodiaco non ha alcun mistero”. Il sottotitolo: “Ecco tutto quel che si sta facendo per salvaguardare il suo splendore”. I capitoli: “Una macchina con una tecnologia complessa”, “La patina è formata da calcare e le tessere non sono danneggiate”, “La fontana non sta sotto una campana di vetro”, “Ora abbiamo gli strumenti per controllarla costantemente”, “Il lavoro fatto è di livello assoluto”, “Controllo costante per mantenere lo splendore”, “Riempimento dei circuiti idrici: ecco come è andata”, “I risultati della prima manutenzione”, “Il nuovo riempimento della fontana”, “Misteri maggiori e misteri minori”.
Dopo una “spinosa” introduzione, che evidenzia la sofferenza per gli “attacchi” dei consiglieri comunali d’ opposizione (che presentano due interrogazioni e fanno partire una segnalazione alla Soprintendenza), inizia il racconto del restauro di una fontana «che non è una fontana qualsiasi». E infatti è il simbolo di modernità della città che produce, progettato dagli architetti Ridolfi e Fagiolo. «Quell’opera è una macchina tecnologicamente molto complessa – inizia il racconto – che propone soluzioni ardite, in alcuni casi delle vere e proprie sfide, come quella dell’acqua che scorre sopra i mosaici – effetto bellissimo e affascinante, ma altrettanto difficile da gestire – vorrei chiarire a tutti i cittadini, prima ancora che ai detrattori professionisti alcuni punti: quando abbiamo svuotato la fontana e interrotto il flusso dell’acqua che tracima sui mosaici per la prima manutenzione programmata, abbiamo verificato che si era formata una patina sulla superficie lapidea, in particolare sulla superfice delle parti a matrice calcarea». «Tale materiale di deposito è stato studiato sulla base di appositi prelievi e sottoposto ad analisi chimica». E risulta essenzialmente formato da carbonato di calcio. Una storia avvincente, da leggere. Che rassicura sullo stato di salute del mosaico, sporcato solamente dagli agenti atmosferici e dal calcare. «Si è ritenuto utile differire l’asportazione della patina sulle tessere lapidee ad un successivo intervento, per poter completare un test di verifica e individuare, sulla base di uno studio più approfondito, come mettere in atto un efficace programma ciclico di manutenzioni, per evitare asportazioni invasive dei depositi».
Non dice cosa c’è di diverso rispetto al passato, al 1936 o al 1961. Cosa c’è di innovativo, visto che il problema dei depositi non sembra essere stato risolto. Ricorda, anzi: «La fontana è sempre stata così, fin dagli anni Trenta. E infatti, soprattutto dopo la ricostruzione, ha subito un costante degrado, fino ad arrivare a quello irreversibile dei primi anni del nostro secolo che ne hanno determinato la chiusura e l’abbandono per troppo tempo». E poi che l’acqua necessaria a farla funzionare a dicembre era quella industriale, demineralizzata, di Ast. E poi, ancora, che lo svuotamento della vasca, a maggio, è stato necessario per effettuare i primi interventi di manutenzione. «Perché la fontana non si trova sotto una campana» – la Salvati lo spiega in un apposito capitoletto. Dimenticando, forse, che è stata progettata per stare in una piazza.


