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Il Pil cresce, supera la Germania e c’è il sogno di un governo di 5 anni

L’analisi di Angelo Drusiani

PERUGIA – Stavo per iniziare con un lamento: l’aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi. Poi mi sono detto: guarda la crescita del prodotto lordo italiano quest’anno. Supera perfino la Germania nel secondo trimestre! E gli Stati Uniti, alla cui economia viene attribuita una recessione tecnica. Neanche si giocasse a pallacanestro!

In ogni caso, vorrei continuare, in forma indiretta, il ragionamento con cui iniziai settimana scorsa: la durata in carica degli Esecutivi del nostro Paese. Questa crisi politica (voluta? Credo di sì) ha sembianze leggermente diverse da molte tra quelle che l’hanno preceduta. E lo noto nella rare riprese televisive che osservo: il Presidente del Consiglio in carica fino al voto settembrino ha lo stesso atteggiamento, nel parlare e nell’incontrare le parti sociali, che aveva prima dello scioglimento del Parlamento. E penso che avrà l’identico comportamento all’indomani dell’esito del voto: disposto, anche in forma indiretta, a collaborare, in veste di privato cittadino, a suggerimenti ai nuovi governanti. Forse m’illudo, ma mi piace pensarlo.
Sempreché, come da più parti si sussurra, dalla sua seconda patria, gli Stati Uniti d’America, non gli propongano un incarico prestigioso in ambito internazionale, cui non è possibile rispondere negativamente. Certo, sarebbe prestigioso per il nostro Paese, ma non basterebbe sicuramente a convincere qualche Agenzia di rating, già in attenta indagine su debito, prospettive economico finanziarie e quant’altro, a guardare il debito italiano con un occhio di riguardo. Non dimentichiamo che qualche Agenzia di rating ha addirittura ridotto il grado di affidabilità degli USA stessi, pur mantenendolo a livelli elevatissimi.
Tornando al futuro del Paese, ho una strana sensazione, ma positiva, in effetti. Non so perché, ma credo che, finalmente, il futuro Governo durerà in carica i fatidici cinque anni che, altrove, rappresentano la normale scadenza, votazione dopo votazione. La ragione di questo sogno lo attribuisco al fatto che anche gli stessi politici, o una parte consistente di loro, creda, come me e altri cittadini, che la durata media di un Governo di poco superiore ai 400 giorni sia davvero troppo breve. Troppo breve per una fase economica e politica in continuo divenire e con prospettive di crescita di nuovo rilevanti, una volta che il conflitto all’estremo oriente dell’Unione Europea avrà termine.
Quanta sia la voglia di ripresa dei mercati lo evidenzia il “curriculum vitae” del listino di Piazza Affari, limitato alla settimana appena conclusa. L’incremento nel corso delle cinque sedute ha superato il 5%. Sembrerebbe quasi un paradosso, ma l’aumento dei tassi di riferimento, a Francoforte, settimana scorsa, e a Washington, questa settimana, sta galvanizzando gli investitori. Convinti, come è spesso accaduto in passato, che la politica restrittiva dei tassi d’interesse sarà in grado di debellare l’inflazione. Non in tempi brevi: in Eurozona, in questo mese il dato è ancora in aumento all’8,9%, poco al di sotto del valore statunitense.
Nei prossimi cinque mesi di attività finanziaria, le valutazioni dei titoli quotati nei listini azionari riusciranno a risalire, per recuperare parzialmente o totalmente (più difficile) i cali subiti in questi lunghi mesi? Il termometro è il comparto tecnologico e l’indice Nasdaq statunitense il punto di riferimento. Il cui valore, nel corso di questa settimana, ha manifestato un discreto incremento. Dopo aver subito un calo ben superiore al 25% da fine anno scorso. Numeri rilevanti. A portata di chi dispone di una buona dose di propensione al rischio. A prescindere siano investitori singoli o gestori di patrimoni, perché, anche in questo caso, le linee di investimento si presentano assai differenti tra di loro.
Ho mescolato titoli di Stato, azioni, Governi. In un tourbillon di pensieri che agitano non solo gli investitori, ma una buona fetta della popolazione del nostro Paese. Ma quale sarà la percentuale di votanti il prossimo 25 settembre? Soprattutto, i valori dei titoli azionari recupereranno i cali subiti?
Sì. Parzialmente entro fine anno in corso. Forse, con maggiore enfasi, nel 2023.

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