di Marco Brunacci
I sondaggi valgono per quel che valgono. Quelli che propone il Sole24ore, oltre ai limiti, hanno la continuità e una loro coerenza di metodo che consente un minimo di commento.
La presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, si ferma al 14esimo posto (erano le zone che occupava Catiuscia Marini, invece distante dagli anni d’oro di Rita Lorenzetti) con un gradimento del 44,5%, con un calo rispetto all’ultimo poll effettuato dal Sole dell’1,5%.
L’opposizione avrà modo ancora di commentare con soddisfazione, magari insistendo su un dato: dal giorno dell’elezione Tesei ha perso, secondo il poll del Sole24ore, più di tutti i governatori in Italia, il 13,1. Ma qui si confrontano risultati con sondaggi che è un gioco al trapezio di scarsa validità statistica e pratica.
Invece è rilevante, andando a vedere da vicino i dati che riguardano anche gli altri governatori, che i leader seguono molto il consenso dei partiti che li sostengono (lo stesso trionfatore della classifica col 70%, Zaia, è in calo del 4% nel suo Veneto, mentre l’altro leghista Fedriga, che ha tenuto compatta la sua coalizione, è in crescita netta e al secondo posto, come il Pd, Bonaccini, terzo, così anche Toti, quarto di slancio, mentre Fontana e Musumeci vanno al 50% pagando le rivalità con gli “alleati” Moratti e Miccichè).
Una spiegazione possibile? Magari il campione scelto per il poll è, come dire, ad alto tasso di politicizzazione. Quindi Tesei risente in maniera decisiva del calo dei netto calo dei consensi del suo partito, la Lega, e sicuramente del grande freddo – nonostante le temperature bollenti – degli alleati di Fratelli d’Italia, che sono dati, da altri sondaggi, in ascesa in Umbria e i cui elettori magari non hanno apprezzato l’atteggiamento di chiusura rispetto al rimpasto di giunta in favore di esponenti Fdi. Che si paghino poi gli errori in sanità potrebbe essere dedotto, ma è possibile che sia più rilevante il ragionamento fatto fin qui. Aggiungendo che si paga anche la scelta di preferire – come detto tante volte da Tesei – il lavoro concreto sui dossier, sul quale sceglieranno poi gli elettori, rispetto all’esposizione mediatica (che invece fa lievitare i sondaggi).
Queste osservazioni tenendo presente che i sondaggi valgono sempre per quel che valgono.
Sui sindaci quel che si diceva della Regione è ancora più amplificato: la presenza sulla scena viene comunque premiata. Leonardo Latini a Terni ottiene un risultato che è da considerare buono rispetto al trend del suo partito (che è la Lega come per la Tesei), a dimostrazione che ha comunque un consenso suo personale: è 30esimo col 55% di gradimento e un calo dell’8,4% rispetto al giorno dell’elezione (dato non di gran rilievo, come detto poco sopra).
Forse merita fare due sottolineature, sul solco di quelle precedenti: a Terni l’elettorato di Fratelli d’Italia – dato in ascesa – considera molto vicino al suo modo di sentire il sindaco, che viene da esperienze politiche precedenti di destra. Dall’altra parte, il centrosinistra non è proprio riuscito ancora a farsi apprezzare dopo gli errori del passato.
A Perugia, Andrea Romizi (Forza Italia) è al 57esimo posto con il 51,5% dei consensi, quindi sopra la maggioranza, ma con lo stesso calo rispetto al consenso del giorno delle elezioni (8,3% esattamente come Latini). Qui vale sicuramente il discorso che il primo cittadino perugino è di quelli che preferisce non “fare rumore” nel palcoscenico della comunicazione. Se è una scelta giusta o no si vedrà dai risultati elettorali prossimi, difficilmente avrà soddisfazioni dai sondaggi.


