di Marco Brunacci
PERUGIA – Dice il rettore Maurizio Oliviero, parlando con Umbria7: «Creda, non siamo affatto preoccupati, continuiamo a lavorare, con belle soddisfazioni, per lo sviluppo dell’Ateneo».
E come sempre i numeri devono essere spiegati, altrimenti sono fuorvianti. Possono dare indicazioni, ma guai a cercarci verità assolute.
Allora, quale è la novità di oggi: Pavia ha superato Perugia, dopo diverso tempo, nella classifica, che tutti gli anni stila il Censis, sui grandi Atenei italiani (iscritti da 20mila a 40mila).
Ma niente di più sbagliato se si pensa a un Leclerc che infila Verstappen in un gran premio di formula 1.
Piuttosto salta subito agli occhi un’evidenza: Perugia è tornata a crescere come iscrizioni, dopo anni di appannamento. E’ in piena fase di rilancio, dopo il passato grigiore.
Quest’anno ha superato i 30mila studenti (30mila e 600). E a settembre arriveranno tutti in presenza, non più on line, e per Perugia già questo è una garanzia di ripresa in vitalità ed economia.
E sapete cos’è successo, in seguito a questo lieto evento, nel rapporto Censis?
Che i numeri, come una sorta di riflesso di Pavlov, evidenziano solo il problema della disponibilità di aule e strutture in generale. Ovvio: più studenti – finalmente – in un Ateneo che torna attrattivo come nei tempi d’oro e si appresta a superare i livelli record di decenni fa, e più spazi sono necessari. Il rapporto studenti-spazi peggiora. Inevitabile. Ma solo di questo dà conto il report del Censis, non del nuovo successo per lo Studium perugino. E solo per questo Pavia guadagna 5 punti. E sapete di quanto è dietro Perugia (seconda in classifica, dopo anni di primato)? Di 0,2 punti (91 a 90,8).
Spiegato l’arcano dei numeri, si può concludere: ben vengano retrocessioni di questo genere. Va segnalato inoltre, per la cronaca, che Perugia perde solo in due altri settori. Uno è la comunicazione social (ma questo è un problema di tutti gli enti pubblici e non solo pubblici di questa regione: le cose si fanno, ma non ci si impegna a farle sapere), certo però non cambia la qualità dell’Ateneo (e comunque c’è un bando che porterà un esperto del settore a Perugia, prova scritta già fatta, manca l’orale: benvenuto, ma serve un cambio di mentalità, non basta un esperto).
L’altro aspetto dove prevale è quello dell’occupabilità degli studenti. Indovinate un po’: tutte le Università con parametro molto alto in questo conteggio sono quelle del Nord-Est, che hanno un’economia mitteleuropea, non da media italiana, come quella umbra.
I numeri servono allora proprio a nulla? No. Indicano strade da perseguire: se va come dovrebbe andare l’incremento degli studenti e davvero si arriva in un anno al record storico dei 33-34 mila iscritti, servirà uno sforzo ulteriore dell’amministrazione, un percorso da fare più velocemente per le strutture.
L’Ateneo perugino ha chiesto, da un anno, alla Regione un edificio davanti a via del Giochetto, per acquistarlo e farne nuove aule, davanti alla Città della scienza in fase di realizzazione. La burocrazia regionale non risponde. Magari l’Ateneo non è stato abbastanza insistente. Comunque si deve intervenire. Più aule e più strutture servono per uno Studium che ha tutte le carte in regola per essere uno dei più seguiti del prossimo futuro in Italia.
Invece su un altro fronte, non segnalato dai numeri del Censis, si doveva crescere e si sta crescendo: l’arruolamento di nuovi docenti, associati e ricercatori giovani. Tutto su bandi nazionali. Con l’attrattività che aumenta con la qualità delle scelte.
Ecco: sono 39 i nuovi ordinari scelti da Perugia. 92 gli associati, 118 i giovani ricercatori. E nelle tre categorie ci saranno a breve altre 60 new entry, con particolare attenzione ai ricercatori, con rientri anche di “cervelli” dall’estero. Così come deve essere per un Ateneo brillante e in gran salute.


