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Al Santa Maria di Terni cercasi cura per l’incertezza

Il direttore è dimissionario, il nuovo non c’è, dubbi anche sulla vocazione della struttura nel nuovo piano regionale. Parla Coccetta del Cimo

Di Sebastiano Pasero

TERNI – Nel nuovo piano sanitario regionale la parola governance è protagonista assoluta, ma intanto al Santa Maria di Terni c’è proprio un problema di governo.

«Siamo con un direttore generale dimissionario, sappiamo che il 12 settembre non ci sarà più, ma al momento non sappiamo chi verrà. Il Santa Maria di Terni da tempo vive da tempo una stagione di cose non chiare. Un quadro che potrebbe determinare anche il livello della futura figura dirigenziale, perché c’è il rischio che figure di primo piano non vengano in una situazione oltremodo complicata», parla Marco Coccetta, medico e dirigente del sindacato Cimo.
«Siamo a una partita cruciale per la sanità ternana, o si riacquista centralità anche grazie al nuovo piano oppure si è destinati ad essere marginalizzati. Più complessivamente sul piano si gioca la partita della centralità dell’utente, occorre stabilire se tutti i cittadini dell’Umbria hanno accesso a tutti i servizi sanitari e con le stesse tempistiche, perché chi sta sul campo sa che le attività della prima ora in un caso acuto possono essere determinanti, compresa la futura qualità della vita del paziente». «Terni come città e come utenza ha diritto alla Alta specialità del Santa Maria, per le risposte specialistiche in settore fondamentali, come la neurochirurgia e la cardiochirurgia. Non dobbiamo dimenticare che a Terni il dato dell’utenza extraregionale è stato sempre rilevante, il ruolo attrattivo nei confronti dell’alto Lazio c’è sempre stato, se vi rinunciamo è un problema per Terni ma anche per la sanità umbra nel suo complesso».

Marco Coccetta non è preoccupato dalla governance centralizzata, incardinata nella cabina di regia politica e nel Board dei direttori generali: «Francamente il problema non mi sembra questo, anzi un governo centrale della sanità regionale può evitare quelle discrepanze sul territorio che attualmente si riscontrano in Umbria. Il tema è quello dell’accesso omogeneo ai servizi, ecco perché ad esempio siamo favorevoli a un elisoccorso efficiente perché può rappresentare risposte rapide a pazienti in difficoltà in territori non prossimi alle strutture specializzate».
L’Azienda Ospedaliera ternana con una missione precisa: «Non può essere l’ospedale omnicomprensivo, sennò non assicura più la qualità. Occorre separare i pazienti acuti da quelli cronici che devono essere presi in carico dalle strutture territoriali. Occorre filtro anche nel pronto soccorso, ecco perché l’ospedale di Narni-Amelia ha un senso ed è necessario».
Molto meno l’Irccs, l’istituto di ricovero e cura a carattere scientifico: «Il nuovo piano ne prevedo uno in Umbria, ma francamente non capisco il senso di accostarlo a Terni, al Santa Maria. Stiamo parlando di un iter autorizzativo lungo e complesso che può richiedere addirittura anni. Stiamo parlando di un bagaglio e di una produzione scientifica che al momento non risulta presente. Non è un mistero per nessuno che la presenza universitaria sia molto più strutturata e dotata di infrastrutture a Perugia che non a Terni. Francamente l’Icrss come vocazione del Santa Maria mi sembra una cosa veramente bizzarra».

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