in , ,

Valzer delle candidature/Pd, Betti non è candidabile? Torna in campo l’ipotesi Chiodini. Fdi, spetta alla Meloni l’ultima parola sui ruoli di Squarta e la Pace

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il sindaco di Corciano doveva dimettersi entro il 28 luglio. Intanto Verini sempre più determinato a farsi mettere capolista in Umbria, nonostante il “ricambio” chiesto da Bori. L’ipotesi dell’arrivo di uno degli alleati (Di Maio?). Secondo l’Istituto Cattaneo, quasi certi per il centrodestra i tre collegi umbri

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il valzer delle candidature. Da Roma rimbalza una nuova notizia e riguarda stavolta il Pd. Sta nascendo un caso intorno al sindaco di Corciano, Cristian Betti, che doveva, visto il numero attuale degli abitanti del suo Comune, dimettersi da sindaco entro il 28 luglio per poter partecipare alla contesa elettorale.

Non avendolo fatto, la proposta di candidatura avanzata dalla segreteria regionale non avrebbe effetto. Come dire: sarebbe depennata per problemi tecnici.
Se non si trovano cavilli giuridici, che al momento non si immaginano, Betti sarebbe un candidato di bandiera, una sorta di vessillo alzato ma senza possibilità di partecipare alle elezioni.
Tant’è che già si fanno spazio le alternative: la prima, la più probabile, quella del sindaco in carica di Magione, Chiodini, che non aveva obbligo, per la questione del numero degli abitanti, di dimettersi dall’incarico entro il 28 luglio.
Il nome di Chiodini è rimbalzato più e più volte, collegato a varie ipotesi di candidatura. Ora tornerebbe alla ribalta per il collegio del Senato.
Per diversi giorni si è parlato di lui per uno dei due posti sicuri del Pd, quello del proporzionale al Senato. Lì la battaglia per il “ricambio” del segretario regionale Bori rischia di subire un colpo: Walter Verini non molla e assedia la segreteria nazionale per avere la conferma in Senato e come rappresentante dell’Umbria. Se Verini fosse comunque dirottato a Roma, però, il suo pressing potrebbe portare un Di Maio o uno dei rappresentanti del “sette nani” rimasti alleati del Pd, dopo la rottura con Calenda e il non accordo con Conte, al soglio tanto ambito in Umbria.
Per Bori è il momento di alzare le barricate, almeno per quanto gli è possibile.
Per altro queste elezioni così anomale, a partire dalla data, sono tutte nelle mani delle segreterie nazionali: anche in Fdi la Meloni si è in pratica riservata la facoltà di decidere come ultima voce le candidature umbre. Nell’attuale confronto tra Marco Squarta e Eleonora Pace sarà lei a dirimere la questione. E sembra già di capire dove penderà la bilancia.

Infine: l’Istituto Cattaneo ha di nuovo proposto la sua cartina sui collegi e le possibilità che gli schieramenti attuali hanno – in base ai numeri finora espressi – di eleggere.
È una cartina che è un de profundis per il Pd. Neanche dalla Toscana e dall’Emilia Romagna vengono buone notizie.
L’unica soddisfazione per il centrosinistra umbro è che i tre collegi umbri, due alla Camera e uno al Senato, non hanno il colore dell’azzurro più intenso, ma quello subito sotto nella scala. Non proprio tre collegi blindati a favore del centrodestra ma quasi. E senza distinzione fra i tre.

Terni e i bagni inagibili nei parchi pubblici: «Sono sempre chiusi»

“Sex”, nel programma d’educazione sessuale di Rai 3 c’è anche Thomas di Terni: «Un sogno che si avvera»