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Vittima degli hacker? Ecco tutto quello che c’è da fare per salvare dati e computer

Dei link di dubbia provenienza, sono circa il 2,5% quelli che vengono aperti quotidianamente dagli utenti

PERUGIA – «Quando si parla di attacchi informatici, il pensiero va al giovane hacker che in felpa con il cappuccio indossato dal suo garage tenta di scardinare, digitando centinaia di istruzioni, la sicurezza del più blindato degli enti governativi. Attualmente la figura “romantica” del giovane “attaccante” è però stata sostituita in alcuni casi da gruppi che non necessariamente mirano a danneggiare siti istituzionali, ma anche singoli utenti».

Spiega così la figura in evoluzione degli hacker il direttore del servizio di polizia postare, Ivano Gabrielli, e continua: «A tutti sarà capitato di ricevere e-mail da spedizionieri, sedicenti istituti di credito, false bollette allegate o avvisi di presunti pacchi in giacenza che per essere recapitati necessitano di un link da cliccare. In circa il 2-5% dei casi, però, questo link viene aperto dagli utenti, permettendo così l’infiltrazione del temuto malware».
Il web va in fondo considerato ormai da come un ecosistema unico dove tutti siamo interconnessi, ed è per questo che al fine di assicurare un’attività di prevenzione e/o protezione da attacchi informatici, ormai da tempo e con impegno quotidiano la polizia impiega diversi nuclei operativi – come la postale – in servizi di settore. «Nello specifico, la polizia – afferma la dirigente del compartimento della postale e delle comunicazioni Umbria, Michela Sambuchi – opera in tale ambito con tecnologie di elevato livello e con personale altamente qualificato, specializzato nel contrasto dei crimini informatici, avendo maturato concreta esperienza anche negli ambiti del c.d. cyber terrorismo e dello spionaggio industriale, per l’innalzamento dei livelli di sicurezza informatica in settori particolarmente sensibili e rispetto alla formazione delle diverse figure sul territorio umbro».
Sicuramente ogni utente della rete deve conoscere chi è il suo “avversario” o quanto meno come opera Il metodo di infezione più diffuso sono ancora oggi le e-mail di phishing, attraverso cui vengono veicolati oltre il 75% dei virus che consentono di limitare o bloccare l’accesso ai dispositivi digitali bloccandoli. Ci si può infettare anche attraverso la navigazione su siti compromessi con il cosiddetto “drive-by download”, ovvero uno scaricamento inconsapevole dei virus, introdotti dagli attaccanti attraverso la violazione del sito stesso oppure realizzando appositamente siti falsi simili ad altri più noti.

Altri strumenti veicolari del software malevolo possono essere i supporti rimovibili, come una chiavetta USB ovvero attraverso il desktop remoto (“Remote Desktop Protocol”), dove l’attacco avviene con il furto di credenziali per accedere ai server attraverso R.D.P. per prenderne il controllo Una volta ottenuto l’accesso al sistema, il cyber criminale potrà eseguire varie operazioni, quali il furto di credenziali e dati o appunto l’installazione di un virus.
I consigli per evitare di essere hackerati sono: non aprire allegati email di dubbia provenienza abilitando “mostra estensioni file” dalle impostazioni windows; disabilitare la riproduzione automatica di usb o cd; aggiornare sempre i sistemi operativi e utilizzare account senza diritti d’amministratore; prestare sempre diligenza prima di aprire banner o finestre pop-up su siti non sicuri; attivare procedure di backup dei propri dati.
«Importante è anche il supporto fornito alle aziende e alle infrastrutture critiche che operano in tutta l’Umbria – conclude Michela Sambuchi – Nell’ambito della prevenzione il Compartimento ha diramato dall’inizio dell’anno oltre centinaia di segnalazioni di sicurezza alle infrastrutture che operano sul territorio regionale e che offrono servizi essenziali».

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