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Borse incerte, investitori pure

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – Comprare, vendere, tenere? Non di solo ex BOT people è composto il parco investitori italiani. Certo, alcuni anni fa, di tempo ne è trascorso in effetti, le emissioni di Buoni del Tesoro con durata massima dodici mesi attrassero un numero altissimo di sottoscrittori. Scadenze di tre, sei e dodici mesi, quando il Dipartimento del Tesoro italiano raccoglieva somme ingenti, mese dopo mese, in sede di collocamento di titoli con chiara durata molto breve.

“BOT people” vennero definiti i risparmiatori del nostro Paese dai settimanali finanziari del Regno Unito. Fino all’autunno del 1986, i rendimenti di queste emissioni governative, come delle poche altre presenti, ma anche redditi da obbligazioni societarie, non venivano assoggettati all’imposta sostitutiva. Poi tutto cambiò e ora quella tassazione, inizialmente fissata al 6,25% del reddito prodotto, è raddoppiata. E di livello superiore è la tassazione che viene applicata ai redditi generati dalle obbligazioni emesse dalle società. Tra queste ultime, è il sistema bancario ad avere la palma del maggiore emittente di strumenti finanziari. La tassazione sulle plusvalenze, sugli interessi dei titoli obbligazionari vale anche per i redditi prodotti dal comparto azionario.
L’ennesima fase negativa che sta caratterizzando le quotazioni dei mercati finanziari, in quasi tutto il globo, viene vissuta con due differenti stati d’animo. Sia per chi i titoli li possiede, sia per chi, viceversa, dispone di liquidità e vorrebbe, ma non è decisissimo, investire a quotazioni scese in misura rilevante. “Vorrei e non vorrei…” Anche nel Don Giovanni mozartiano affiorano dubbi. Ma in quel caso amorosi. In questo caso, finanziari. Potrebbero scendere ancora le quotazioni? Ahimè sì, perché siamo in mezzo al guado economico finanziario, condito dal ritorno alle armi nel Vecchio Continente. L’unica certezza fa riferimento al futuro dei titoli obbligazionari, dai BTP, ora strumento preferito dagli investitori italiani, ma non solo, alle altre tipologie presenti nel mercato. La citata certezza è che i loro rendimenti saliranno ancora, perché le Banche Centrali aumenteranno ulteriormente i tassi di riferimento, al fine di riportare il costo della vita a livelli più gestibili. Di conseguenza, anche i rendimenti dei titoli obbligazionari, emissioni governative e societarie saliranno, penalizzando, contemporaneamente, le quotazioni di mercato. Gli effetti negativi sui prezzi saranno più evidenti per le emissioni con durata medio lunga. Quindi torniamo ai BOT? Non lo si può escludere, anche se le ultime aste proposte dal Dipartimento del Tesoro non hanno ancora richiamato l’interesse che caratterizzò la parte finale del secolo scorso. Ma pazientiamo, prima di emettere giudizi.
Prima ancora di decidere se investire a questi prezzi nel comparto azionario o in quello obbligazionario, sarebbe opportuno assoggettarsi a due regole fondamentali. Che, teoricamente, non dovrebbero venire stravolte, in corso d’opera. Decidere di investire, avendo avanti a sé un lungo arco temporale. Non meno di due anni, due anni e mezzo, è la prima scelta. La seconda: evitare di controllare, giorno dopo giorno, il valore del capitale investito, ma attendere i fatidici due anni, due anni e mezzo citati, per valutare il possibile ritorno in termini di plusvalenze maturate nel corso del tempo. Sacrifici le scelte indicate? Sì, se si pensa si possa guadagnare giorno dopo giorno No, se si ha una visione di medio o lungo periodo. Al tempo stesso, se si ha una propensione al trading, a comprare e vendere anche più volte lo stesso strumento, sfruttando eventuali rialzi delle quotazioni, il ragionamento appena esposto non ha ragione di esistere. Ma la platea degli investitori è molto ampia e contempla gli uni e gli altri, senza che vi siano conflitti particolari.
In realtà, che ci possiamo attendere dal futuro dell’economia e, a ruota, del sistema finanziario. Non vi sono dubbi sulla fermezza con cui la Banca Centrale di Washington cercherà di ridurre l’attuale tasso d’inflazione, riportandolo al 2%. Dubbi sulla tempistica in cui l’ipotesi potrebbe divenire realtà sì. Perché la guerra nel Vecchio Continente (inorridisco ancora al pensiero di un’ulteriore guerra in Europa!) non è foriera solo di lutti, ma anche di vendette economiche e finanziarie, che sono sotto gli occhi di tutti. Che, in autunno e in inverno prossimi potrebbero bloccare l’attività di molte aziende. Ipotesi che fa rabbrividire, più ancora delle possibili temperature con cui si dovrà convivere. Augurandoci non siano devastanti come quelle vissute nelle scorse settimane, e per un arco temporale tutt’altro che breve. Ciò detto, due considerazioni. La prima è che mantenere un tono “leggero” diviene sempre più difficile, in questa fase della nostra vita. La seconda è che, molto spesso, da chi svolge la mia professione si vorrebbero indicazioni chiare, decisive e portatrici di guadagni. Non nell’immediato, ho indicato, ma a medio periodo. Scelta che non significa prendere tempo, ma semplicemente valutare le condizioni operative in cui si vive e adeguarsi alla potenziale rischiosità degli investimenti finanziari. Rischiosità tornata ad aumentare, secondo gli esperti, nelle ultime settimane.
Più semplice, ipoteticamente, investire in BTP decennali, ad esempio. Perché si potrà iniziare ad acquistare una quota parte della liquidità in questa tipologia di strumenti, nel momento in cui il rendimento tornerà ad attestarsi al 4,25%. Continuando ad acquistarne, se il rendimento stesso dovesse ancora aumentare. La strategia potrebbe rappresentare, dopo i fatidici due anni o due anni e mezzo, un patrimonio che, a quell’epoca, potrà essere sensibilmente rivalutato. Naturalmente, se la strategia di aumento dei tassi ufficiali lascerà spazio ad un loro lento, ma progressivo calo, se il valore del tasso d’inflazione inizierà a scendere verso il fatidico 2%.
Per fortuna, ho citato Mozart. Perché in assenza di questo richiamo, sarei stato sempre io?

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