Egle Priolo
PERUGIA – Crisi nera. E a quanto sembra senza via d’uscita. Con il paradosso di uno stadio che in un futuro neanche troppo remoto potrebbe essere da Serie A e una squadra fuori dal grande calcio. Ma del resto, tutta la stagione del Perugia in questo momento sembra essere un paradosso. Con il Grifo abbonato alla sconfitta e che scivola mestamente all’ultimo posto della serie B.
Un’altra sconfitta, la sesta in otto partite, a Como in un vero e proprio scontro diretto visto che si affrontavano l’ultima (i padroni di casa) e la penultima (la squadra di Baldini): basta un gol ai lariani nel primo tempo, segnato da Arrigoni dopo 33 minuti abbastanza soporiferi, per portare a casa i tre punti e scavalcare il Perugia in classifica.
Una sconfitta che con il passare dei minuti è diventata ineluttabile: in oltre un’ora infatti la squadra di Baldini è riuscita a creare appena un paio di occasioni con Di Carmine e senza mai dare l’impressione di cercare con le unghie e con i denti di ribaltare il destino non solo della gara, ma ormai dell’intera stagione. E ormai non è più una questione di moduli, di mercato, di scelte, di allenatori: la squadra dà l’impressione di essere incapace di reagire, bloccata nella testa e nelle gambe, con limiti tecnici che in questo momento probabilmente vengono amplificati da una specie di encefalogramma piatto sul versante della capacità di reagire alle difficoltà.
E allora ecco che il sogno di Baldini, la serie A, inteso come avere un obiettivo per moltiplicare gli sforzi e riuscire ad andare oltre a una realtà impietosa assomiglia sempre di più a un incubo: quello di una retrocessione sul campo che, vista la crisi generale del calcio, potrebbe avere conseguenze anche peggiori. È vero, siamo ai primi d’ottobre e ci sono ancora trenta partite da giocare: ma senza una scossa generale alla squadra e a tutto l’ambiente, questo Perugia sembra destinato ad alzare bandiera bianca in questo campionato senza quasi disturbare.


