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Terni, la città mette il dito tra Bandecchi e Lucarelli

Nel derby livornese le voci fuori dal coro dicono la loro 

di Sebastiano Pasero 

TERNI – Sabato al porto di Livorno scoppia una rissa, calcistica, tutta a base di caciucco bollente e la Terni, tranquilla, della domenica mattina, prende posizione. Il livornese Bandecchi o il livornese Lucarelli? Il presidente vulcanico che non smette mai di eruttare (il capitalista) o il “Che” delle curve? Il bomber che sfondava la rete, il mister della promozione record o l’imprenditore di successo che sta sempre più stretto nei panni dell’impresa?  

Qualunque aggettivo è comunque riduttivo per due Maschi Alfa. Due galli nel pollaio. Sebbene uno dei due galli sia il padrone del pollaio.  
La città sollecitata a dire la sua ha poco a che fare con lo sport o con la politica, anche se ormai Bandecchi è anche capo politico. Ma è la città che meno ti aspetti, quella che durante la settimana corre e il sabato non sempre va allo stadio.  La città delle professioni, delle imprese, dell’immaginare il futuro.  
E nei loro commenti, più che le analisi tecnico tattiche, c’è lo scontro di due Mondi. Senza necessariamente prendere parte, ma per il gusto di riflettere, perché mai come in questo caso – con un imprenditore aspirante sindaco e un allenatore che non ha mai nascosto le sue passioni – il calcio è metafora di vita.  
Perché «dopo la discesa in  politica del presidente Bandecchi la classifica della Ternana diventerà uno snodo cruciale del confronto cittadino», dice l’avvocato Dino Parroni.  
Stefano Lupi, presidente della Confcommercio e del Lions Club: «I presidenti che mettono i soldi hanno il sacrosanto diritto di comandare ma magari non debbono per forza avere ragione. Per un livornese essere esonerato dopo una sconfitta con il Pisa sa di beffa doppia. Credo che non se lo meritasse. Ora il presidente non può più sbagliare».  
Anche Giuliana Scorsoni, avvocato e per tanti anni giornalista appassionata di Ternana,  si sofferma sulla provenienza geografica: «Da due livornesi, da due sanguigni, mi aspettavo maggiore schiettezza, da questa estate. La famosa lettera di intenti non mi sembra una bella pagina. Se non ti sta bene quello che hai ne devi trarre le conseguenze».  
Sulla lettera di intenti, quella che ha provato a fissare i confini di impegni reciproci e di obiettivi, approfondisce anche Federico Zagaglioni, pure lui per tanti anni giornalista,  ora impegnato nell’imprenditoria: «Se inizi la stagione firmando una lettera di intenti, cosa mai vista nel calcio, significa che sei già alla tregua armata prima ancora di partire. Speriamo che Bandecchi non rispolveri  soluzioni  alla Pochesci». 
Sandro Corsi, appassionato di calcio di lunghissimo corso, non rinuncia all’ aspetto romantico,  alla visione del bomber in campo: « L’unica cosa che Bandecchi poteva rimproverare a Lucarelli, se fosse stato possibile il doppio tesseramento, è di non giocare lui centravanti ai fini della ‘sicura’ serie A. Ovvero il calcio va rispettato ed i campionati non si vincono solo con i soldi, fermo restando che Bandecchi va ringraziato perché ci ha portato in una situazione tranquilla e solida».  

Gli imprenditori analizzano il rapporto titolare-dipendente.  
Carlo Befani, manager: «A me Lucarelli sta simpatico perché è un sanguigno, ma occorre rispettare l’imprenditore perché quando agisce è lui che ha il quadro completo della situazione, è lui quello che sa e si assume la responsabilità».  
Consumato il dramma calcistico un bel pezzo di città invita a rilanciare la palla in avanti.  Marco Coccetta, chirurgo del Santa Maria e sindacalista: «Lucarelli ha dato molto, merita gratitudine, va comunque rispettata la decisione del presidente che ha investito molto in un progetto ambizioso. Resto fiducioso per il futuro».  
Luca Diotallevi, professore universitario ed editorialista, abbandona, nel nome della passione calcistica,  i suoi giudizi netti e le sue analisi approfondite: «Per chi tifa Ternana dalla pista di viale Brin e da Germano, Pandrin, Bonassin ogni sconfitta è un dispiacere. Grazie al tecnico. E soprattutto Forza Fere».  
Ulrico Dragoni, imprenditore, la vive come una occasione per soffermarsi sulla città: «La città ha bisogno di più slanci importanti che le restituiscano quel prestigio perso nel tempo. La Ternana è uno di questi».  

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