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Eni, un’obbligazione al dettaglio

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole / anzi d’antico…” Il riferimento a “L’Aquilone” di Giovanni Pascoli prende corpo da un annuncio che ben poco ha a che fare con la poesia. Riprendo una comunicazione che recita: “A dodici anni dall’ultima emissione destinata al pubblico, ENI torna a bussare alla porta del mercato…”. Un’emissione obbligazionaria con scadenza cinque anni, per un importo complessivo che potrebbe attestarsi a 2 miliardi di euro e che propone un flusso cedolare non inferiore al 4,30% al lordo dell’imposta sostitutiva.

Già da lunedì 16 è possibile sottoscrivere questo strumento, la cui quotazione avrà luogo in Borsa, attraverso il sistema telematico obbligazionario. Singolare il fatto che, se non verranno raggiunti una parte degli obiettivi che si prefigge ENI con questa emissione obbligazionaria, il valore dell’ultima cedola verrà aumentato di 0,50 punti. Perché “qualcosa di nuovo…anzi d’antico”? Perché da molti anni quasi tutte le emissioni obbligazionarie, tranne quelle governative, fissano una quota minima di accesso che ora oscilla tra centomila e duecentocinquantamila euro. ENI torna davvero all’antico e coinvolgerà, quasi certamente, un elevato numero di sottoscrittori. Dai BOT people ai BTP people, e non solo. La sottoscrizione potrà avvenire in tanti modi, sia da remoto, sia presso gli sportelli del mondo finanziario. Un’ottima occasione, per rispolverare quasi il tempo che fu. Quando, fino a poco più di quindici anni fa circa, molte società offrivano ai risparmiatori la possibilità di divenire loro creditori, sottoscrivendo le obbligazioni in emissione. Sfogliando il calendario filosofico, alla data del 13 di questo mese, “Un uccellino appoggiato su un albero non ha mai paura che si spezzi il ramo, perché la sua fiducia non è riposta nel ramo ma nelle sue proprie ali.” Odah Vigo viene riportato come autore del ragionamento. Gli unici animali con cui ebbi simbiosi, nella prima gioventù (passaggio che mi riporta a “La Sonnambula” di Vincenzo Bellini), furono alcuni canarini. Neppure tanti, sicuramente meno di dieci, nell’arco di pochi anni. Il riferimento alla fiducia, viceversa, mi conduce all’inizio di pagina, alla comunicazione di ENI. Il contatto con gli investitori, in particolare di tanti che amano gestire direttamente i propri risparmi, mi fece incontrare un mondo interessante. In particolare, per la conoscenza che questa tipologia di investitori aveva ed avrebbe ancora oggi nei confronti delle aziende disposte a farli divenire propri creditori, attraverso la sottoscrizione di obbligazioni. Non è certo un caso che tra i sottoscrittori di titoli di Stato del nostro Paese, una quota non residuale sia coperta dai risparmiatori tradizionali. Ripagati, nell’occasione sopra ricordata, dall’offerta di obbligazioni da parte di ENI. La fiducia, citata nel calendario filosofico, si manifesterà quasi certamente da parte di un buon numero di risparmiatori, perché ben consapevoli che la diversificazione degli investimenti è alla base di una solida strategia finanziaria. Che non può limitarsi all’immettere in portafoglio solo emissioni governative, ma che deve spaziare in un mondo che sarebbe enorme, se i costi per accedere al mercato definito “retail”, il dettaglio, non inducessero la grandi società a scegliere differenti forme di proposte obbligazionarie. A me la proposta di ENI ha fatto rivivere altri tempi, esattamente come l’ode all’uccellino, mentre ai risparmiatori offrirà un’ottima alternativa, condita dalla speranza che altre grandi aziende seguano l’esempio. Anche se non sarà semplice. Ma non chiudiamo la porta alla speranza!!

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