TERNI – La situazione del Teatro Verdi è complessa e si trascina da anni, infatti la stagione di prosa si è spostata al Secci – nato però per essere il “secondo” teatro della città. Per gli altri contenitori culturali è passata una Befana con cenere e carbone. Spazi espositivi e sale concerto inagibili. Con responsabilità che si rimpallano tra i lavori pubblici e la cultura. In conclusione, per le associazioni che hanno bisogno di luoghi per programmare iniziative proprie, non resta che mettersi in fila per il piano terra della Bct o per il Gazzoli. Palazzo di Primavera, inaugurato più di 15 anni fa per mostre, convegni, e concerti, è stato chiuso nell’autunno del 2020 per consentire lavori di messa a norma che non hanno mai preso il via.
L’ex chiesa del Carmine, nel cuore dei giardini pubblici della Passeggiata, inagibile dal 2018, attende i finanziamenti del Pnrr. Significa che sono in corso le procedure per spendere il milione e mezzo accordato dall’Europa e dal Governo, ma ancora non è scattato il semaforo verde per l’attivazione del progetto. Entro giugno dovrebbe essere assegnato quantomeno l’appalto dei lavori, ma per celebrare un matrimonio con rito civile o partecipare ad un evento si dovrà attendere il 2024. La chiesa, sconsacrata dagli anni Cinquanta, oltre a disporre di una sala per gli spettacoli dal vivo, conserva un organo di Aldobrando Fedeli risalente al 1803 recentemente restaurato. Tanti lavori fatti e tanti soldi spesi, invece, per Palazzo Carrara – sede dell’assessorato alla cultura del Comune di Terni – ma alla fine a godersi le sale Dafne e Pirro sono solo i dipendenti pubblici. Del progetto lanciato cinque anni fa dall’allora vice sindaco Andrea Giuli – un sito aperto ai turisti e alle iniziative cittadine – si sono perse le tracce.
Eppure la città avrebbe bisogno di riappropriarsi almeno dei suoi spazi per la cultura. Silvia Paparelli, del Consiglio direttivo dell’associazione InCanto, non ha dubbi: «Terni vanta una storica tradizione musicale e vive oggi una fase di vivacità nel settore, sensibilmente amplificata dalla ritrovata voglia di socialità e di partecipazione allo spettacolo dal vivo che si registra in questa fase post-pandemica».
«La città – aggiunge la musicologa ternana – può contare su un pubblico “abituato” a un’offerta ampia, talvolta anche di altissima qualità, che ha bisogno di spazi e strutture diversificate e possibilmente adeguate alle diverse esigenze. Pensare alla programmazione “delle musiche” in città, può forse aiutare a individuare priorità e a modulare interventi che possono a ragione considerarsi non rimandabili, anche nei confronti di una crescita del numero dei fruitori esterni, del pubblico che arriva da fuori città e che guarda alla nostra realtà con curiosità e interesse. Il che significa pensare a nuovi spazi, ma anche alla cura e al restauro di quelli esistenti, talvolta veri e propri gioielli, come nel caso dell’ ex Chiesa del Carmine, all’interno della quale c’è un prezioso organo ottocentesco Fedeli».
«Riconoscere una centralità alla politica culturale – conclude Silvia Paparelli – e a quella musicale nello specifico, finalmente sentita come necessaria, significherebbe avere benefici anche dal punto di vista della comunicazione dell’immagine della città e del suo territorio e di un conseguente indotto di qualità».




